La Strategia per Riprenderci l’Italia

Il governo cerca risorse mentre le lacerazioni crescono. Ci arrendiamo a Francia e Germania? Allora spremiamo i cittadini, oppure ce la prendiamo con gli immigrati; senza tuttavia arrestare la rapina iniziata nel 1992. Cerchiamo invece – a similitudine della Gran Bretagna – una strategia per riprenderci il futuro. Ecco come fare.

Una strategia è tale se risponde almeno a tre requisiti: 1) sposta i rapporti di forza a nostro favore; 2) lascia più opzioni aperte; 3) è attuabile con risorse sostenibili. A ben vedere, ve n’è un quarto: scatena un finimondo.

Pubblicato in versione più breve su La Verità il 26 Settembre 2018

Sia chiaro: una strategia non è un raggiro o un espediente, furbo quanto si vuole. Una vera strategia causerà un acuto contrasto coi nostri nemici; altro che litigi telegenici col cialtrone lussemburghese.

Una strategia è quindi attuabile solo se si hanno gli attributi necessari; disponendo di uomini per pianificarla e gestirla, passo dopo passo.

L’Italia smise di fare strategia con la morte di Aldo Moro. Allo statista pugliese, in tutti i palazzi, sono succeduti dei camerieri. Questo governo sarà un’eccezione? Vedremo.

Riconosciamolo, non siamo forti. Possiamo dunque attaccare solo i punti deboli del nemico. Chi è più debole tra Francia e Germania? Apparentemente nessuna delle due. Sono ricche; dominano la Ue; hanno eserciti ben equipaggiati; la Francia è pure una potenza nucleare; hanno servizi segreti efficienti e spregiudicati, specialmente la Francia, disponendo di squadre di sicari pronti a tutto.

Insomma, Francia e Germania sembrano ossi durissimi. Allora rinunciamo? Neppure per idea. La Francia è la nostra preda; vediamo perché e come, facendo leva sull’immigrazione.

Il sette per cento, oltre 4milioni della popolazione francese, provengono dall’Africa. Parigi, area metropolitana di 17mila chilometri quadri ad alta densità, ne è invasa. A questi si giustappongono 90milioni di africani nei 14 paesi colonizzati da Parigi col “franco africano”. Altri 100milioni sono vessati dai traffici di Parigi, Berlino e Pechino, fra Corno d’Africa e Atlantico. Fame e malattie, grazie ai colonialisti, sono di nuovo apocalittiche in Africa. Le migrazioni nascono così e a causa dei giovani africani, determinati a entrare in Francia e in Germania per “riprendersi” le ricchezze depredate dai colonialisti.

La Francia rapina ogni anno almeno 500miliardi all’Africa. La Francia è odiata in Africa e in casa sua. La Francia è fortemente vulnerabile sul colonialismo; è vulnerabile in Africa; è vulnerabile a Bruxelles; è vulnerabile a Parigi. Chi dubiti, chieda a Charlie Ebdo.

Ecco come può operare l’Italia.

Primo. Mentre prosegue il contenimento nel Mediterraneo dell’assalto immigratorio, dobbiamo portare a Ventimiglia quanti desiderino transitare in Francia, dai centri di accoglienza italiani, mettendoli sotto l’occhio del mondo intero. Da Ventimiglia agevoleremo in ogni modo – palese e occulto – il transito dei clandestini in Francia. Qualora gli scherani francesi tentino di riportarli in Italia, dobbiamo opporci anche con la forza, sotto l’occhio delle telecamere della RAI, a Ventimiglia e in terra francese. Più d’una troupe RAI documenti ogni giorno il trattamento umanitario offerto dall’Italia e le crudeltà dei francesi – sparano e bastonano a sangue, anche donne incinte – documentando e diffondendo tutto, in tutto il mondo, ogni giorno. Il messaggio sia: l’Italia è amica dei migranti che vogliono raggiungere la Francia, la quale è invece inumana.

Secondo. Denunciare i protocolli aggiuntivi ai Trattati UE che consentono alla Francia di stampare il Franco Africano, con parità fissa sull’Euro, sotto l’esclusivo controllo della Banca centrale francese. Quei protocolli consentono alla Francia di stampare Euro sotto le mentite spoglie del Franco Africano. Questo viola anche l’articolo 11 della nostra Costituzione («L’Italia […]consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità…»). La parità non c’è: noi non stampiamo cartamoneta e non importiamo nella UE le conseguenze neocolonialiste dei francesi. Il messaggio sia: l’Italia non vuole lo sfruttamento coloniale della Francia a danno dell’Africa, tanto meno con la complicità della UE.

Terzo. L’Assemblea della Nazioni Unite sia investita della questione coloniale francese, perché tuteli la libertà dei popoli africani dalla Francia. Il messaggio sia: l’Italia non vuole lo sfruttamento coloniale della Francia sull’Africa, tanto meno con la complicità dell’ONU.

Quarto. Dobbiamo coordinarci con gli Stati Uniti e la Gran bretagna al fine di liberare l’Africa dalla Francia e promuovere le economie locali. Il messaggio sia: l’Italia promuove politiche che aiutano davvero l’Africa in casa propria contro il colonialismo francese.

Quinto. Dobbiamo esigere che la UE intervenga affinché la Francia cessi le sue politiche di sfruttamento dell’Africa. Il messaggio sia: l’Italia vuole una UE ripulita dal colonialismo che riporti la Francia nella legalità della UE.

Sesto. Dobbiamo esigere dalla Francia il risarcimento per ogni immigrato che transiti in Italia da Togo, Benin, Burkina Faso, Guinea Bissau, Costa d’Avorio, Mali, Niger, Senegal, Togo, Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Congo Brazzaville, Guinea Equatoriale e Gabon. Tale richiesta è fondata sulla responsabilità incontrovertibile della Francia per le spinte a emigrare. Il messaggio sia: l’Italia pretende che la Francia paghi e smetta di sfruttare noi e gli africani.

Superiamo le politiche di corto respiro, come la guerra alle ONG e ai poveracci sui barconi. Entriamo in una guerra vera, contro i veri criminali internazionali. Questo è il Piave della nostra generazione, per riprenderci l’Italia.

Settimo. Dobbiamo modificare radicalmente l’immagine dell’Italia nei confronti degli immigrati. Il messaggio sia: l’Italia è amica degli africani, l’Italia è nemica di chi li costringe a emigrare, la Francia.

In conclusione, togliamo alla Francia ogni credibilità e ogni seguito, in Europa e in Africa, accendendo l’opposizione al colonialismo, in Europa come in Africa.

La Francia risponderà violentemente. Ogni opzione è possibile, anche la più efferata.

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Ripetiamolo: la Francia è tuttavia debolissima. I 4 milioni di africani in Francia e l’odio che serpeggia in ogni angolo dell’Africa sono come due secchi di benzina in attesa d’un cerino. La Francia sa bene che, alzandosi la tensione, i rischi le risulteranno insostenibili. Se il governo italiano avrà la capacità di attaccare, ben presto vedremo traballarre anche la complicità (effimera) coi tedeschi, già squassati dalle fratture interne causate dai nazisti. La Germania ha bruciato – per la seconda volta in sei anni – il capo dei servizi segreti per connessioni col nazismo. Questo conferma quanto gli specialisti sanno da sempre: ai vertici del sistema tedesco c’è una cordata nazista che – dal Terzo Reich a oggi – determina l’ascesa di persone fidate, non solo nei servizi segreti ma anche nei dicasteri chiave. Hanno quindi fratture interne profonde, suscettibili d’allargarsi senza controllo. La Germania è una tigre di carta in attesa d’autocombustione.

Se l’Italia trova la forza di resistere a ogni tentativo esterno – come pure interno, da piazza del Quirinale e piazza san Pietro – rispondendo colpo su colpo, allora l’Europa cambierà. Ci vorrà tempo e sarà dura, ma cambierà.

Ripetiamolo, possiamo avere due alleati importanti e alquanto motivati: Stati Uniti e Gran Bretagna. Con un po’ di fortuna, avremo dalla nostra anche Russia e Israele, ambedue con parecchi conti da regolare coi francesi. Superiamo quindi le politiche di corto respiro, come la guerra alle ONG e ai poveracci sui barconi. Entriamo in una guerra vera, contro i veri criminali internazionali. Questo è il Piave della nostra generazione, per riprenderci l’Italia.

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

10 risposte a La Strategia per Riprenderci l’Italia

  1. Trovo interessante l’articolo e condivido l’intento di disinnescare il drenaggio di valore operato dalla Francia in Africa. Ma mi chiedo se non dovremmo puntare ancora più in alto. Il vero nemico a mio avviso è una elite transnazionale di persone molto ricche e potenti, che stanno cercando, per ora con successo, di modellare il mondo secondo i loro interessi. Mi farebbe molto piacere conoscere il parere di Piero La porta sulla teoria economica e sociale del ” Capitalismo a doppia valvola di sicurezza ” , la troverai con facilità su ogni motore di ricerca.

    • Grazie per le osservazioni.
      Concordo che vi sia – è pienamente avvertibile – una conventicola sovrannazionale che dirige l’orchestra. La vulnerabilità di costoro è che per agire sugli stati devono operare attraverso altri stati o istituzioni (WTO, UE, BCE, ecc.). Detto questo, non mi interessa assolutamente destreggiarmi fra teorie e complotti. Ho individuato un bersaglio nemico; è vulnerabile; lo attacco. Questa deve essere la linea d’azione; nessun’altra.
      E’ impossibile attaccarli in quanto conventicola, mentre sono vulnerabili nelle istituzioni ufficiali. Lì devono essere attaccati senza pietà. Ecco perché cominciare dalla Francia, se il nostro governo si sveglia…

  2. Alessandro Gentili dice:

    Svegliato dal richiamo alla preghiera di un Muezzin a Nazareth ho letto con piacere i commenti sull’intervento dell’Amico Piero La Porta. Si, la Francia agita una politica neo colonialista e forse non sbaglia. Ma le sue ex colonie e i possedimenti d’Oltre mare sono una realtà fortemente presente anche sul suo territorio nazionale. Direi che la Francia fa benissimo a sfruttare le ex colonie che comunque si avvantaggiano del mantenimento di un vitale cordone ombelicale con il vecchio “padrone” che continua ad insegnare a vivere a popolazioni assolutamente refrattarie a conseguire autonomia e progresso. Il Regno Unito fa lo stesso attraverso il Commonvealt con tantissimi paesi africani. Solo noi non siamo stati capaci di mantenere una azione di influenza nelle nostre ex colonie. Per non parlare della Somalia affidataci nel 1950 in amministrazione fiduciaria e da noi sventatamente abbandonata nelle braccia dell’Unione Sovietica. La Libia conclama poi la nostra assoluta incapacità di fare e avere una nostra politica estera! Mi spiace concludere che noi dalla Francia abbuamo solo da apprendere “come si campa”. L’Africa, i suoi abitanti, non ha vocazione per un futuro autonomo!!! Non penso di essere razzista, ma conosco la storia.

  3. sigmund dice:

    Sembra che il nemico identificato sia la Francia, certo non si può dire che il governo francese sia particolarmente simpatico.
    Comunque è lodevole il tentativo di cercare una strategia di uscita dalla situazione difficile in cui si trova la politica e la società nel suo insieme.
    Sbaglierò ma temo che per poter vedere l’alba della resurrezione si debba passare attraverso le pene del venerdì santo.
    Troppi passi si sono fatti nella direzione sbagliata e quando il nodo da sciogliere è troppo complicato purtroppo la storia insegna che si passa alla spada

  4. Armando Stavole dice:

    Io invece l’ho letto tutto e mi sono chiesto chi/quali italiani potrebbero farlo proprio? Forse Salvini ed i suoi piu’ compatti ed allineati, ma non sono una maggioranza sufficientemente forte in termini democratici e mi fermo qui.

    • Grazie. Scrissi infatti: “L’Italia smise di fare strategia con la morte di Aldo Moro. Allo statista pugliese, in tutti i palazzi, sono succeduti dei camerieri. Questo governo sarà un’eccezione? Vedremo.” Aspettiamo dunque.

  5. gianni dice:

    al quarto punto ho smesso di leggere l’articolo.

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