LA STRATEGIA DI BERGOGLIO

LA STRATEGIA DI BERGOGLIOQual è il punto di arrivo di Bergoglio, qual è la rotta della Navicella?      #dovevabergoglio

Bergoglio a Strasburgo [qui il discorso] ha esortato i deputati a tornare allo spirito dei fondatori dell’Unione, che volevano un futuro basato sulla capacità di lavorare uniti e superare le divisioni per favorire la pace sul continente. Martin Schulz, presidente del Parlamento, dal canto suo ha sottolineato i valori comuni tra UE e Chiesa, come tolleranza, rispetto, uguaglianza, solidarietà e pace. Così le cronache.
V’è stata, come si può comprendere, una quantità di deliziose bugie, da una parte e dall’altra. Non è vero affatto che l’Europa sia nata con gli scopi richiamati da Bergoglio. Le radici dell’Europa sono nel molto citato e poco conosciuto “Manifesto di Ventotene”, stampato nell’agosto1943 per fondare il Movimento Federalista Europeo. Fu redatto da Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, al confino durante l’estate del 1941. La versione iniziale, molto critica verso l’Unione sovietica, fu poi annacquata, mentre rimase inflessibile verso la Chiesa cattolica:

Gli europei osservano l’avanzata islamica ma non sanno risolversi ad affermare i loro valori, i valori cristiani.

«Il concordato con cui in Italia il Vaticano ha concluso l’alleanza col fascismo andrà senz’altro abolito, per affermare il carattere puramente laico dello stato, e per fissare in modo inequivocabile la supremazia dello stato sulla vita civile». In tali parole è facile vedere la storia italiana recente e le molte sue oscillazioni. In quanto alla tolleranza e al rispetto non scopriremo oggi che molti nella Chiesa cattolica lamentano uno strapotere oramai insopportabile della burocrazia europea che dilaga non solo nei portafogli ma anche nelle famiglie e sotto le lenzuola. Curioso osservare che questo stato di fatto rispecchi esattamente le accuse mosse non molto tempo fa alla Chiesa: ingerenza nella vita privata dei cittadini. Accuse specialmente acute dai piccolo borghesi, illusi che lo stravolgimento dei valori familiari sia un progresso a prescindere.
La Chiesa vive in un ambiente ostile, la società europea, a sua volta in piena decadenza: guarda se stessa con preoccupazione mentre osserva con malcelata ammirazione l’energia con la quale gli islamici affermano i loro valori. Gli europei sgomentano per l’avanzata islamica ma non sanno risolversi ad affermare i loro valori, i valori cristiani. Questa non è una colpa di Bergoglio. Non c’è la consapevolezza che le armi, quand’anche fosse necessario impiegarle, esigono di essere impugnate da persone animate da convinzioni solide. Non bastano le armi per fare un combattente cristiano. Bergoglio ha scelto di richiamare gli europei e i cristiani europei con diplomazia:«La strada scelta dal Consiglio d’Europa è anzitutto quella della promozione dei diritti umani, cui si lega lo sviluppo della democrazia e dello stato di diritto. È un lavoro particolarmente prezioso, con notevoli implicazioni etiche e sociali, poiché da un retto intendimento di tali termini e da una riflessione costante su di essi dipende lo sviluppo delle nostre società, la loro pacifica convivenza e il loro futuro. Tale studio è uno dei grandi contributi che l’Europa ha offerto e ancora offre al mondo intero.»

Un Confine di Civiltà fra Europa e USA 

Così affermando, Bergoglio ha posto un confine tra Europa e Stati Uniti, nella cui legislazione proprio la nozione di “diritto umano” è stravolta, sconnettendola dal diritto naturale. Oggi negli Stati Uniti è un reato affermare il diritto del feto di nascere. Si sostiene invece il “diritto all’aborto” (peraltro con acritiche imitazioni in Europa) proprio come diritto fondamentale, incuranti della stridente contraddizione di porre il feto due o tre gradini più giù del gatto domestico la cui vita, com’è noto, è tutelata dalla legge. Sollevare tale questione fa storcere il naso a quanti si arrogano la posizione di progressisti e curiosamente sono in gran parte trasmigrati dalle sponde di sinistra alle tesi sostenute negli USA. Il mondo anglosassone non è tuttavia così compatto dietro le pretese obamiane di imporre una nuova morale. Lo scrittore e filosofo inglese Roger Scruton sul Philosophical News: «…l’aborto è stato trasformato in una sorta di test della posizione politica di una persona. Esserne a favore significa essere di sinistra; esserne contro significa essere di destra. Il risultato è che nessuno discute con calma e ragionevolezza del problema, e una parte consistente della società non solo pensa che non ci sia nulla di sbagliato nell’aborto, ma crede che quelli che gli si oppongono siano primitivi, distorti o persino maligni». D’altronde Vladimir Putin, colonnello del KGB, ha sul punto posizioni che farebbero felici mia madre e le mie zie.
La parità di genere, a sua volta, sta aprendo vuoti logici [leggi qui di Elio Paoloni], travestiti da omaggio alle libertà individuali che nei fatti esaltano l’imperiosità delle leggi, accompagnandosi infatti a quantità crescenti di a pene carcerarie a carico di quanti dissentano anche solo con le opinioni. L’interesse di pochi prevale sull’interesse comune e persino sulla preservazione della specie. I dogmi darwiniani sono infatti messi da parte in ossequio ai LGBT[1], ai quali negli USA è riconosciuto anche il diritto di trafficare in bambini per rimediare alla loro sterilità, in ossequio al “diritto alla genitorialità”, artificiosa costruzione degli uffici legislativi delle regge dominanti.
È innegabile che di fronte a questo sconquasso dottrinale, l’insegnamento di Bergoglio sia e sia stato alquanto carente, al netto delle belle parole occasionali nelle omelie. D’altronde il solo fatto che il recente sinodo sulla famiglia abbia registrato la presenza di numerosi vescovi sostenitori di “tesi obamiane”, e che tali pastori conservino il proprio ruolo nelle rispettive diocesi, testimonia la situazione dottrinale della Chiesa. Sarebbe tuttavia ingeneroso fare carico a Bergoglio di tale stato delle cose perché la difficoltà dottrinale della Chiesa non è di oggi, ma è più avvertibile da quando la Chiesa di Bergoglio di è riproposta come interlocutrice del mondo.

L’Altra Sponda del Mediterraneo

Il discorso papale a Strasburgo è risultato pure sbilanciato per l’assenza di ogni riferimento all’odio razziale, che non ha un ruolo secondario nelle traversie del Mediterraneo. Così sbilanciato che due giorni dopo la sala stampa vaticana ha diffuso il seguente comunicato: «“L’antisemitismo è un peccato. Il cristianesimo è fiorito dall’ebraismo: non puoi essere un vero cristiano se non riconosci le tue radici ebraiche”. Lo ha affermato papa Bergoglio in un’intervista al giornale israeliano Yediot Ahronot che sarà pubblicata domani e di cui sono state diffuse in questi minuti alcune anticipazioni. In un passaggio dell’intervista Bergoglio parla dell’attentato alla sinagoga di Gerusalemme:Condanno con forza ogni genere di violenza nel nome del Signore e dal profondo del cuore mi rivolgo alle parti coinvolte con un appello affinché mettano fine all’odio e alla violenza. Costruire la pace è difficile, ma vivere senza pace è un incubo”.» L’attentato era avvenuto dieci giorni prima.
Nel frattempo il governo israeliano aveva approvato a maggioranza (15 voti a favore e 7 contrari) il progetto di legge che definisce Israele “Stato della Nazione ebraica”. Ne scriveremo a parte. Per ora basti dire che è un’iniziativa assolutamente stupida con la quale ci si illude di rimediare per legge a un problema politico, quello della straripante demografia palestinese in seno allo Stato israeliano. Dimentica, Netanyahu che la legge segue la politica e non viceversa.

Il Significato del Pellegrinaggio In Turchia

La visita ad Ankara è durata un giorno e quella a Istanbul due ed ha coinciso con la festa di “Sant’Andrea il primo apostolo” (protettore della chiesa d’Oriente) in onore del quale si è tenuta una solenne funzione in cattedrale.

Ricordiamo questo solo per completare il quadro nel quale si è avviato il successivo pellegrinaggio in Turchia, salutato da molti come una calata di braghe davanti all’Islam. A nostro avviso invece Bergoglio ha portato avanti una strategia politica di altissimo profilo, come ha ben delineato Antonio de Martini nel “Corriere della Collera”:
«I media hanno dato i titoli di prima pagina alla visita di Papa Francesco al presidente Recep Tajip Erdoghan in quel di Ankara, ma in realtà si è trattato di un atto dovuto verso un personaggio – e uno Stato – dalla suscettibilità notoria.
Il vero scopo della trasferta era la visita al Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo. […]La visita ad Ankara è durata un giorno e quella a Istanbul due ed ha coinciso con la festa di “Sant’Andrea il primo apostolo” (protettore della chiesa d’Oriente) in onore del quale si è tenuta una solenne funzione in cattedrale. Il fatto che Bartolomeo attribuisca anch’egli un particolare rilievo alla visita è stato sottolineato dalla presenza all’aeroporto Ataturk di Istanbul, assieme allo stesso Patriarca Ecumenico, del Patriarca decano Giovanni di Pergamo, dell’Arcivescovo d’America Demetrio e del grande Arcidiacono Andrea Sofianopulos.
Dopo la visita alla città vecchia, a Santa Sofia e alla moschea blu, l’arrivo alla Cattedrale patriarcale di San Giorgio alla cui soglia è stato accolto dal metropolita di Nicea e Calcedonia. Insomma Bartolomeo ha messo in mostra tutta l’argenteria di famiglia coinvolgendo i maggiorenti della Chiesa d’Oriente.[…]»
Tutto vero e inoltre è bene sottolineare che la visita ha registrato ben più di un passo avanti nel riavvicinamento fra la Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli.
Scrive Asianews, l’agenzia del P.I.M.E.[2] riferendo le parole di Bergoglio che spiegano il suo atteggiamento prudente verso l’islam e la prospettiva politica che egli tiene d’occhio:
«Come il sangue dei martiri “è stato seme di forza e di fertilità per la Chiesa, così anche la condivisione delle sofferenze quotidiane può essere uno strumento efficace di unità”. Lo scrivono papa Francesco e il Patriarca ortodosso ecumenico Bartolomeo nella Dichiarazione comune che chiude la visita del pontefice in Turchia, in occasione della festa di Sant’Andrea. I vertici della Chiesa occidentale e di quella orientale auspicano anche un dialogo costruttivo con l’islam: “Lavoriamo insieme per la pace, la giustizia e la dignità di ogni persona”.»

La Strategia di Bergoglio

Bergoglio mette dunque in primo piano l’unità fra Roma e Costantinopoli. È una strategia di estrema importanza e delicatezza che spiega in qualche modo il basso profilo del Vaticano sui temi dottrinali che porterebbero allo scontro frontale con la Casa Bianca e coi suoi caudatari in Europa, nella UE e al di là del Mediterraneo.

La strategia di Bergoglio obbliga a concentrarvi tutte le energie e scansare al contempo tutte le ostilità e gli ostacoli che possano rallentarla.

Sull’altro versante, Bergoglio evita di acuire le ragioni di dissenso con l’Islam, muovendosi con prudenza sull’incerto confine fra israeliani e palestinesi.
Una tale strategia non soddisfa gli inclini a separare il male e il bene con un coltello. D’altronde le contrapposizioni all’interno della Chiesa e persino le tonitruanti accuse di massoneria a Bergoglio devono necessariamente andare in secondo piano, di fronte alla prospettiva di un riavvicinamento strategico fra Roma e Costantinopoli.
La strategia di Bergoglio obbliga a concentrarvi tutte le energie e scansare al contempo tutte le ostilità e gli ostacoli che possano rallentarla. Se tale strategia fallisse, la debolezza politica conseguente avrebbe riflessi negativi e ulteriori sulla crisi dottrinale. Al contrario, il riavvicinamento fra Roma e Costantinopoli può riverberare sull’Europa e sull’Atlantico al di là di ogni possibile congettura. D’altronde occorre vigilare sulle verosimili ostilità a Berlino come a Londra e ancor più a Washington, ostilità dagli esiti imprevedibili.
Allora si alzino pure le voci critiche verso Bergoglio quando indulge più del sopportabile nel consueto pauperismo. Teniamo però conto che la sua strategia esige la più forte unità e il più convinto sostegno da parte dei cattolici e anche degli ebrei, i quali dovrebbero rendersi conto oramai che i loro amici, quelli veri, sono proprio a Roma, a Mosca e a Costantinopoli, piuttosto che nelle rimanenti capitali. D’altronde anche le iniziative del governo di Gerusalemme dovrebbero essere orientate a spegnere i conflitti piuttosto che ad alimentarli.
In quanto ai borghesucci italiani, si rassegnino: serve a poco marciare e scandalizzarsi perché avanzano le istanze dei LGBT e i valori statunitensi a stravolgere l’esistenza delle famiglie. Domandiamoci quante volte abbiamo lasciato da solo il papa, questo e i suoi predecessori, a combattere per valori che sembravano scontati e oggi invece scopriamo essere legati unicamente ai rapporti di forza politica per formare i quali ciascuno di noi è chiamato a un’assunzione di responsabilità. Insomma occorre essere cattolici e testimoniarlo con convinzione ben prima che l’estrema unzione ci ricordi che il tempo è scaduto, magari dopo una vita passata a ostentare laicismo senza capire che cosa comporti.
 

[1] Lesbiche, Gay, Bisessuali, Trans

[2] Pontificio Istituto Missioni Estere è una Società di Vita Apostolica, Cattolica e internazionale, dedicata alla proclamazione di Cristo fino ai confini della terra.

 

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

8 risposte a LA STRATEGIA DI BERGOGLIO

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  3. Armando Stavole dice:

    Ognuno ha la sua verita’! E’ quella assoluta? A me piace la citazione di Sant’Agostino per restare nell’alveo cattolico: “Il mondo è come un libro e coloro che non viaggiano hanno letto solo una pagina.”
    Il mondo intero e’ pieno di contraddizioni, ipocrisia, di grandi e piccoli predicatori incoerenti per poter condividere potere e denaro. Ci sono in sintesi spiritualisti e materialisti, come sempre, il bene ed il male, distribuiti a macchia di leopardo, dove un gregge di pecore viene sbranato da un branco di pochi lupi. Solo che loro lo fanno per necessita’ di sopravvivenza, quello umano: no!

  4. franzo bruno statella dice:

    Piero carissimo,
    grazie sempre per la Tua lucida disanima di un tema che forse è il tema centrale per la sopravvivenza dei valori cristiani.
    Il cretinismo buonista tanto amato dalla piccola borghesia italiana, dietro cui si celano le più incoffesabili congiure contro la morale cristiana va sconfessato. Oggi i Cristiani devono avvertire la gravità del momento e divenire testimoni veri della loro fede.
    Grazie sempre

  5. Federico Dezzani dice:

    Mi sembra che un’effimera riunione tra cattolici ed ortodossi sia avvenuta nella fase finale dell’impero bizantino, caduto per mano turca nel 1453. Qualcosa non funzionò e fu poi Ivan il Grande ad ereditare il patrimonio della chiesa ortodossa.
    Mi chiedo però se un’unione delle due chiese sia pratricabile. Prendiamo semplicemente il rito: quello ortodosso è di uno sfarzo e di una ricchezza tale da impressionare ed affascinare qualsiasi spettatore.
    Sotto Bergoglio sono stati commissariati i francescani dell’Immacolata la cui vera colpa, da quanto ho capito, era la celebrazione della messa in latino.
    Un matrimonio possibile? Ma…

  6. Fedro dice:

    Essere cattolici. E testimoniarlo con convinzione.
    Non per niente, ti chiami Pietro. E sei non solo esempio, ma delucidatore.

  7. Sigmund dice:

    Qualcuno ha detto che non è dato sapere cosa si celi nella mente di un gesuita, ma questa volta sembra di capire che il messaggio inviato è lo stesso che emerse dal viaggio in Terra Santa di Papa Benedetto XVI: le tre Religioni monoteiste devono trovare un’intesa per salvare il mondo dalla furia distruttrice di un secolarismo impazzito che non riesce a porre una linea di demarcazione alla sua follia.

    Non c’è dubbio che lo sguardo e la speranza, per noi che siamo ancorati all’idea di un umanesimo cristiano, vadano posti ad oriente.

    Per chi ha una certa età, e ha vissuto la fase della ubriacatura marxista dell’Europa dell’Est, fa impressione constatare come il mondo si sia letteralmente capovolto dopo la caduta del muro di Berlino e, non senza una certa apprensione, ci vediamo costretti a guardare a un ex dirigente del KGB come ad una possibile ancora di salvezza per la tutela della nostra visione del mondo.

    Si, il mondo si è letteralmente capovolto e Papa Bergoglio deve trovare un nuovo punto di equilibrio in un ginepraio di interessi, oltre che il bandolo della matassa, se non riuscirà nell’impresa l’ultima opzione sarà la guerra..

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