Italia, sovranità perduta

la-costituzione-della-repubblica-italianaItalia, quando iniziò a perdere la sovranità? Risposta importante, come quella al medico visitando l’ammalato.

Is Merkel a CIA Asset? 
(Merkel, una risorsa CIA?)
by Finian Cunningham30 apr 2015 
Information Clearing House

Inquietanti interrogativi circa l’integrità dei vertici di governo tedesco, discendono dalle asserzioni secondo le quali il governo di Merkel fosse a conoscenza che l’intelligence tedesca spiasse per conto degli americani contro gli interessi industriali del Paese.
L’apparente tradimento degli interessi nazionali tedeschi della cancelliera Angela Merkel non emerge solo dal recente scandalo di spionaggio industriale per conto dell’America.
La Merkel, seguendo pedissequamente la politica di Washington anti-russa a proposito dell’Ucraina – in contrasto con gli interessi nazionali del suo paese, fa pensare che la cancelliera serva un padrone straniero.
I recenti rapporti secondo i quali l’intelligence dello Stato tedesco spiava per conto degli americani contro interessi industriali del paese sono di per sé gravi. A questo si aggiungono tuttavia le affermazioni secondo cui il governo di Angela Merkel sapeva e ha chiuso un occhio.
Ciò solleva inquietanti interrogativi circa l’integrità dei vertici di governo tedeschi, e soprattutto di Angela Merkel.
Merkel è una risorsa dell’intelligence americana, al servizio degli interessi geopolitici di Washington, piuttosto che di quelli della propria nazione o di quelli più vasti dell’Europa?
La questione concerne quanto riportato dai media tedeschi della scorsa settimana, circa la collaborazione della intelligence federale tedesca (BND) con la US National Security Agency (NSA) per spiare multinazionali europee della difesa, tra cui EADS e Eurocopter. Le intercettazioni peculiari a queste imprese – con cui la Germania ha importanti interessi economici – sono fatte risalire a prima del 2008. È inconcepibile che i più alti livelli del governo tedesco, tra cui la cancelliera Merkel non sapessero dello spionaggio industriale. Non di meno la Merkel pare abbia tollerato l’attività illegale, sebbene compromettesse interessi nazionali tedeschi, offrendo vantaggi ai concorrenti americani.
Prima di tutto, che l’intelligence tedesca sia completamente penetrata dai servizi segreti americani non è una bizzarra teoria.
Non lo è neppure per idea. Il funzionamento del BND, come parte dell’intelligence americana va avanti da decenni, da quando gli USAi sovrintesero alla riabilitazione postbellica della Germania. Gli americani e gli inglesi coinvolsero l’intelligence tedesca – in gran parte ereditata dalla macchina da guerra nazista – nelle operazioni europee. Josef Foschepoth, storico tedesco ed esperto di operazioni di intelligence alleate del dopoguerra, dice che il governo tedesco-occidentale firmò un patto segreto con Washington e Londra, nel 1968, noto come “NATO Status of Forces Agreement”. Quel patto stabiliva “collaborazione intensa” e opera ancora oggi – più di due decenni dopo la riunificazione della Germania.
In sostanza, i servizi segreti americani come NSA e CIA, in Germania hanno mano libera per massiccia sorveglianza a danno di chi vogliono, privati cittadini o aziende industriali. Il con l’aiuto dei servizi segreti tedeschi e il governo federale.
La punta di questo iceberg dello spionaggio e dell’intrusione è stata svelata nel 2013 dall’informativa di Edward Snowden, americano, ex operativo NSA. Fra le tante preziose rivelazioni di Snowden, consta che l’intelligence statunitense aveva penetrato le comunicazioni personali della cancelliera Angela Merkel. Le intercettazioni risalgono al 2002, cioè tre anni prima che il leader dell’Unione cristiano democratica divenisse cancelliere.
È rilevante quanto debole e timida sia stata la reazione delle autorità tedesche per tale illecito spionaggio da parte di Washington. Dopo riunioni inziali all’insegna della preoccupazione fra la Merkel e altre personalità di Berlino, l’intero scandalo è stato rapidamente spazzato sotto il tappeto, come non fosse mai accaduto. Ciò suggerisce che il governo tedesco fosse già ben consapevole della sua compromissione, dell’asservimento a Washington, manifestatosi con l’intrusione nelle comunicazioni al più alto livello.
Come indicato in precedenza un tale rapporto padrone-servo tra Stati Uniti e Germania fu un principio fondante per la ricostituzione di quel paese, e per il ruolo predominante devoluto alla NATO da parte di Washington sugli affari europei di sicurezza. Il governo tedesco è stato al corrente, anzi è stato parte attiva nel ruolo servile verso l’intelligence americana e per la mano libera conferitale. Così, quando il resto del mondo ha saputo dello spionaggio del governo americano ai danni della Merkel, nel 2013 grazie a Edward Snowden, forse le persone meno sorprese saranno state la Merkel e la sua amministrazione. Da qui la risposta mite di Berlino per Washington per il suo comportamento obiettivamente e scandalosamente intrusivo contro gli “alleati” tedeschi.
Ulteriore testimonianza esplosiva sulla penetrazione sistematica dell’intelligence americana nelle istituzioni tedesche è venuto negli ultimi mesi dall’anziano ex direttore di giornale, Udo Ulfkotte[i].
In diverse interviste con i media e in un libro best-seller, Ulfkotte racconta come i giornalisti e i politici tedeschi sono regolarmente assunti dalla CIA per propinare storie o promulgare politiche che mirano a servire gli interessi geopolitici di Washington, non gli interessi del popolo tedesco. L’ex direttore del Frankfurter Allgemeine Zeitung – uno dei giornali tedeschi più noti – ha confessato d’essere stato una risorsa CIA per molti anni, pubblicando storie che sapeva false e che sono state dannose per le relazioni internazionali, e in particolare ostili alla Russia.
In un’intervista con RT lo scorso anno, Ulfkotte ha detto: “Non è giusto quello che ho fatto in passato, manipolare le persone per fare propaganda contro la Russia, e non è giusto quello che i miei colleghi fanno, perché sono corrotti per tradire il popolo non solo in Germania, ma in tutta l’Europa … Ho molta paura d’una nuova guerra in Europa, e non mi piace questa situazione, perché la guerra non è mai venuta da sé, vi è sempre gente che spinge per la guerra, non solo i politici, anche i giornalisti lo fanno.”
Non vi è alcun motivo di escludere analoghe segrete relazioni predominanti tra gli Stati Uniti e altre controparti europee.
Considerata la centrale importanza della Germania per l’economia e per le politiche dell’UE e i suoi storici legami crescenti con la Russia dopo la seconda guerra mondiale, Berlino sarebbe un obiettivo primario per gli USA, a farne leva per il loro vantaggio geopolitico.
Se osserviamo la politica tedesca essa è palesemente assurda verso la Russia a proposito dell’Ucraina. Le piccole imprese, le grandi aziende esportatrici e gli agricoltori tedeschi perdono grosse somme a causa delle sanzioni occidentali contro la Russia e per le contro-sanzioni di Mosca. I sondaggi indicano anche che l’opinione pubblica tedesca è sfavorevole alle politiche ostili, ispirate da Washington, e adottate dagli alleati europei, in gran parte per volere di Berlino.
Questa settimana la cancelliera Merkel ha avvertito che le sanzioni dell’Unione europea contro la Russia possono essere prorogate se la Russia non “soddisfa gli accordi di cessate il fuoco di Minsk”.
Merkel ha una logica. Non ci sono prove che la Russia abbia sovvertito l’Ucraina o di una sua presenza militare. È stato il presidente russo Vladimir Putin a mediare il cessate il fuoco di Minsk. Tutte le prove, inclusi i documenti dell’OCSE, indicano che la tregua è stata violata dal regime di Kiev sostenuto dall’Occidente. È il regime d Kiev che non adempie ai suoi impegni nel quadro degli accordi di Minsk, ma Merkel sceglie illogicamente di castigare la Russia.
Inoltre, è Washington che ha inviato centinaia di sue truppe in Ucraina la scorsa settimana per svolgere esercitazioni militari con le forze armate dell’Ucraina, Stato non membro della NATO. Perché Merkel è così silenziosa quando dovrebbe censurare Washington e il suo regime fantoccio di Kiev per le eclatanti minacce alla pace? Il suo silenzio è compromettente.
Merkel affronta il tema Ucraina e Russia in contrasto con la realtà e contro gli interessi nazionali del suo popolo, al punto da imporre di chiedersi chi essa stia servendo. Il recente scandalo dello spionaggio industriale degli USA a danno delle società tedesche – con la collusione del governo federale – e la lunga intrusione nella vita privata della cancelliera Merkel, ne fanno un leader compromesso. Oppure, in una parola: comperato.

Per guarire da una malattia occorre sapere il più possibile della sua natura. Se neppure i tedeschi si interrogano su questo tema (vds. l’articolo accanto) non c’è da stupirsi se la malattia dell’Italia, la sovranità perduta, sembra interessare poco i nostri osservatori politici. Anzi, non si perde occasione per attribuire tutte la cause dei mali nostrani a due virus onnipresenti: la corruzione e la mafia. Persino Bergoglio interrompe le usuali litanie zuccherose sul misericordismo, per alzare la voce contro mafia e corruzione.
In realtà, oramai sul tema si ragiona per luoghi comuni, proprio come Bergoglio, piuttosto che interrogarsi sul perché la corruzione dilaghi. In quanto alla mafia, sarà difficile debellarla finché la classe politica italiana apparirà palesemente un porcile, più pericoloso, dannoso e costoso di tutte le mafie mai transitate sul nostro territorio.
La riflessione di C.Brumat, a proposito del segreto nell’azione di governo, può essere un punto di partenza importante. Chi dubiti dell’utilità d’interrogarsi, osservi quanto il governo greco, che sembra operare in trasparenza coi suoi cittadini, pur con tutte le sue difficoltà, oggi appaia più dignitoso di quanto l’Italia sia usualmente e di gran lunga di più di quanto l’Italia mostrò durante la crisi con la Libia di Gheddafi. Una crisi accompagnata dal servilismo della stampa italiana verso i nostri alleati/nemici: USA, Gran Bretagna e Francia.
D’altronde, nei giorni di campagna elettorale, abbiamo udito un Berlusconi che – rievocando il suo sconcio comportamento con la Libia nella primavera del 2011 – ha dato tutte le responsabilità a Giorgio Napolitano (allora al Quirinale) e alle commissioni difesa di Camera e Senato che, a suo dire,  autorizzarono la partecipazione delle nostre forze armate alle operazioni NATO ostili al colonnello Gheddafi. A parte il fatto che fra “autorizzare” e “comandare” esiste una differenza abissale, solo un imbecille può dare credito a Berlusconi: egli, per un verso, denuncia una gravissima violazione della Costituzione da parte di Giorgio Napolitano, tale da giustificare un’accusa di alto tradimento; per altro verso, egli gabella come un fatto normale avere omesso l’impiego dei suoi immensi poteri di capo del governo, che aveva il precipuo dovere di scongiurare la violazione della Costituzione e degli interessi nazionali, come da lui descritto, da parte di Napolitano.
Insomma delle due, l’una: o Berlusconi calunnia Napolitano, oppure Berlusconi ha omesso di intervenire mentre vulneravano gli interessi nazionali a vantaggio di USA, Francia e Gran Bretagna.
Allora, sorge un’altra domanda: chi ha ricavato vantaggi materiali da quanto accadde nella primavera del 2011: Berlusconi oppure Napolitano? 
Interrogativi altrettanto inquietanti sono nell’articolo “Is Merkel a CIA Asset?” (Merkel è una risorsa della CIA?) di Finian Cunningham, apparso il 30 aprile 2015 su “Information Clearing House”, a proposito dell’indipendenza non solo della Germania ma anche di tutta l’UE, Italia inclusa. L’Autore si chiede se Angela Merkel sia a libro paga degli USA. L’interrogativo non sembra interessare i politici tedeschi, almeno da un mese a questa parte. D’altronde se la Merkel è venduta, è arduo credere che l’abbia fatto in solitaria.
E in Italia? Come mai in Italia non c’è un solo politico di vertice – a prescindere dalla tessera di partito –  che non appaia caudatario di Washington?
Fede atlantica? Suvvia, gli atlantisti più entusiasti e fedeli oggi sono proprio gli ex del Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano; se ne dubitate chiedete a Giorgio Napolitano. Curioso non vi pare?
Tutto quello che si sa della vicenda di Aldo Moro assicura che gli Usa erano dentro la Dc e ancor più dento il PCI, insomma controllando maggioranza e opposizione, per non parlare dei servizi, dei movimenti e delle frange extraparlamentari.
Oggi lo spionaggio è di dimensioni colossali, “a strascico” si dice, per intendere che s’arraffa tutto e poi lo si utilizza a danno della vittima di turno. Lo assicura tra gli altri Edward Snowden, la gola profonda ex agente operativo della NSA. La reazione della stampa italiana? Svia. Invece di porsi domande importanti e concrete, i nostri mass media puntato l’obiettivo sulle spiate della NSA agli adulti in intimità e ai bambini svestiti.
Si distoglie la pubblica opinione dal dato più increscioso: le intercettazioni della NSA in Italia  e in Europa continuano, a dispetto dei declamati accordi Ue-Usa. Due anni fa, la nostra presidenza del Consiglio assicurò “non ci sono evidenze circa i 46 milioni di telefonate controllate in Italia dalla NSA”. Sarebbe paradossale il contrario se, in presenza di evidenze, le intercettazioni proseguissero ugualmente, come è avvenuto, a sentire Snowden.
Soluzione? Essere e rimanere integerrimi, imperativo per quanti aspirano a un ruolo politico o di alta amministrazione; non importa che piaccia o no. Le intercettazioni sono remunerative perché il web è spesso vettore ineludibile per le violazioni dei comandamenti, sfortunatamente non solo per il settimo.
Corollario: una classe politica – in larga misura di maiali – non può che essere ricattabile e le sue malefatte affiorano di volta in volta a peggiorare la fama del paese. In realtà, fra governati e governanti c’è un abisso. La differenza la fa proprio la necessità di controllare il paese attraverso il ricatto, attraverso la domanda fatale: vuoi diventare/rimanere ricco o vuoi la morte/rovina?
Chissà che cosa risposero a tale domanda i vertici politici italiani nella primavera del 2011?
Noi, noi popolo, oggi paghiamo per i profughi provenienti dalla Siria, dalla Libia e da ogni dove, noi dobbiamo esigere chiarezza. Quando tra novembre e dicembre 2012 in Siria ci fu blocco totale dell’accesso a Internet, la responsabilità fu attribuita dai media al regime di Bashar Al-Assad. Nessuno si accorse che la rivista Wired pubblicò un’intervista di James Bamford al solito Snowden, il quale svelò che gli hackers della NSA (del Tailored Access Office, TAO), nel tentativo di violare i server “di uno dei principali provider in Siria”, inavvertitamente provocarono il blocco totale della rete. Poi la guerra dilagò, con essa le balle sui gas nervini, sulle primavere arabe e sulle bande fondamentaliste d’ogni tendenza. Hanno creato il caos per metterci le mani nelle tasche e gabellare una dittatura per democrazia.
Dobbiamo decidere se i quesiti che ci assillano devono essere risolti dagli storici fra qualche secolo oppure oggi, senza indugi, da noi, dai mass media, dai magistrati, proprio senza altri indugi, oggi. Anche per capire a chi chiedere i danni.

[i] Udo Ulfkotte (Lippstadt, 20 gennaio 1960) giornalista tedesco, direttore del quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ), autore di Giornalisti comprati – come i politici, l’intelligence e l’alta finanza controllano i mass media della Germania, Rottenburg am Neckar, Kopp Verlag, 2014 (Gekaufte Journalisten — Wie Politiker, Geheimdienste und Hochfinanz Deutschlands Massenmedien lenken, Rottenburg am Neckar, Kopp Verlag, 2014)

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

4 risposte a Italia, sovranità perduta

  1. Armando Stavole dice:

    Come sempre non posso fare a meno di condividere quanto esposto cosi’ bene in chiare lettere. Su un unico punto non riesco a non dissentire: noi vittime ignare o, meglio, ignave? Io sostengo che la gran parte delle vittime e’ o consenziente e partecipante al banchetto, oppure ignava, con cio’ che ne consegue logicamente…”Che de Francia o che de Spagna pur che se magna” i primi e gli altri emeriti porci a grufolare senza porsi alcun quesito, basta panem et circenses. Quanti sono non solo in Italia, ma in tutta Europa che si arrovellano come te? Pochi altri per fare una differenza che possa determinare un cambiamento in crescita positiva. Vox in deserto clamat, dolorosa realta’. Quindi ho il timore che, nonostante tutta la mia combattivita’, nonostante il non voler cedere di fronte a questo panorama avvilente, dovro’ essere costretto a recitare un De Profundis!

  2. oscar dice:

    Merkel leader comprato??
    Ma con la crisi economica che c’è siamo in pieno e perpetuo periodo di saldi. Paghi uno e prendi due (… ma anche di più).
    In questo senso, il vero Expo è l’UE.

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