Imbecilli superficiali, imbecilli profondi

imbecilliDomanda cruciale (e irrisolta): gli imbecilli decidono del nostro futuro?

L’epoca corrente non patisce verosimilmente quantità d’imbecilli superiori alle precedenti, quantunque sembri naturale sospettarlo. Non di meno siamo privi d’una spiegazione scientifica che avvalori o cancelli tale sospetto, o forse no. D’altronde le quantità d’imbecilli sono (o dovrebbero essere) statisticamente irrilevanti rispetto alle quantità di persone comunemente avvedute. Da oltre due secoli ce lo assicura un simpatico matematico della Bassa Sassonia, quel Carl Friedrich Gauss che mise in formula un concetto, la “normalità”, inconsapevole di causare oggi orticarie a taluni.
Osservando le turiste svedesi intorno al Colosseo, ci domandiamo quale sia la loro altezza normale. Le statistiche assicurano che in Scandinavia l’altezza media delle donne è 166cm; con due estremi: la più bassa è 156cm e la più alta 197cm.
Misurata l’altezza e raggruppate le quantità (frequenze) delle varie altezze, rappresentandole con un segmento verticale, ponendo tali segmenti uno accanto all’altro, otterremo una curva gaussiana, a campana, come quella in figura, centrata attorno alla misura normale di 166cm. All’estremo sinistro v’è una frequenza esigua di scandinave basse e all’estremo opposto un’altrettanto esigua di scandinave altissime.

La curva di Gauss è utile dunque a comprendere non solo quanto un fenomeno (l’altezza, nel nostro caso) sia normale, ma piuttosto quanto l’eccezione si discosti dalla normalità. Curiosità alquanto mortificata, nei tempi correnti, quando non oggetto di procedimento penale, all’insaputa di Gauss, naturalmente.
Il quoziente intellettivo ha distribuzione analoga a quella dell’altezza. Nella sua gaussiana, a sinistra (absit iniuria verbis, lontana l’ingiuria dal motto) troveremo la frequenza di imbecilli;  a destra quella dei geni, anch’essa esigua del pari.
Orbene, nei tempi correnti è avvertibile la preponderanza degli imbecilli, sebbene la loro frequenza non dovrebbe sovrastare quella dei geni ed essere certamente di gran lunga inferiore a quella delle comuni persone di buon senso.
Non c’è apparentemente un fenomeno sociale, economico, bellico o di qual altra specie vogliamo a giustificare una preponderanza di imbecilli, tuttavia l’esperienza comune, da almeno trent’anni a questa parte, certifica che il mondo va a rotoli mentre sul suo proscenio – con rarissime gaussiane eccezioni – s’avvicendano imbecilli senza sosta, una lunghissima, inesauribile cordata che non dà tregua.
Da qui guerre, catastrofi economiche, sconquassi sociali, ora anche epidemie, violazioni su vasta scala della vita privata, stravolgimento di parole millenarie, sovvertimento di valori, non rispettando né l’evoluzionismo (fino a ieri oggetto di culto) né il metodo galileiano. A ben vedere, su una sponda vi sono degli imbecilli che creano il caos, sull’altra imbecilli che smaniano per raggiungerli.
Questo ricorda quanto certificò Kark Kraus, in un altro momento cruciale di follia mondiale, alla vigilia della Grande Guerra: “Vi sono imbecilli profondi e imbecilli superficiali”.
Poiché non appare appropriato distinguere fra “genio profondo” e “genio superficiale”, sospettiamo che l’incidenza dell’ imbecillità rispetto al genio sia duplice, quindi particolarmente insidiosa.
Quali che siano le frequenze di imbecilli profondi e imbecilli superficiali, qualunque deus ex machina delle catastrofi in corso lo vedrete trasmigrare dall’una all’altra categoria solo in funzione dei propri interessi contingenti: è, questa, una delle rare certezze dei tempi correnti; col consenso della signora Boldrini, naturalmente.

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi). Ha scritto oltre 4mila articoli. Cura le rubriche “Tripwire” per il Corriere delle Comunicazioni (dal 2004) e “Il Deserto dei Barbari” per il mensile Arbiter (in precedenza Monsieur, dal 2003); ha collaborato col settimanale Il Mondo (gruppo Corriere della Sera) sino alla sua chiusura. Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015 [leggi qui] Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.
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15 risposte a Imbecilli superficiali, imbecilli profondi

  1. PIERPAOLO PIRAS dice:

    Erano tempi molto più severi e precisi nell’ uso delle definizioni .
    Oggi è facile confondersi : tutti hanno diritto di parola ed opportunità di dirla , compresi gli imbecilli patentati, ovvero quelli numerosissimi che non si rendono conto di essere imbecilli se non smettendo di essere imbecilli…!!
    Oggi non credo che sia facile definire l’ imbecillità perché la scuola insegna poco e promuove anche gli asini, in famiglia il figlio imbecille viene considerato un genio dai genitori. L’asino è sempre il Professore ! Internet ha dato la parola a tutti. Un tempo bisognava chiedere il permesso di parlare. Sbagliato ? Poco democratico ? Può darsi, ma almeno si sentivano meno stupidaggini . Insomma, c’era una sorta di salutare filtro in senso sia retorico che dialettico.
    Uno dei risultati patologici è la scarsa riconoscibilità della imbecillità : quale è il limite oltre il quale si smette di essere senzienti per diventare imbecilli ? Gli imbecilli non sanno di esserlo, i senzienti veri non danno dell’ imbecille all’ imbecille ritenendola una sicura perdita di tempo .
    Un imbecille aggressivo nelle parole e vuoto nei fatti , un populista e nient’altro, convince milioni di elettori a votare per lui , riuscendoci ! E’ una imbecillità ?Tecnicamente lo è, ma parliamo in questo caso di imbecillità non primaria ma secondaria. Secondo me la più pericolosa.
    Diceva Giordano Bruno , al termine di una lunga e sofferta detenzione, di avere preferito una “coraggiosa morte ad una vita da imbecille” .

  2. yoshi dice:

    A proposito, se può interessare a qualcuno, dei test molto serî si trovano ai seguenti indirizzi:

    http://www.iqtest.dk/main.swf (per tutti)
    http://free.ultimaiq.net/ (solo per grandi intelligenze)

    Quanto ala saggezza, dal grado di autocoscienza, e da ciò che la storia riserva, agli individui quanto ai popoli…

  3. yoshi dice:

    L’intelligenza misurabile attraverso i test, che dà il QI, non è che una di molte facoltà della nostra mente.

    Imbecille è contrario di saggio, non di intelligente.

    Non è affatto detto che Stalin, o Mao, avessero un QI superiore a quello del programmatore di computer medio americano ed europeo, che sui banchi dell’università protesta perché ci sono pochi ecuadoregni, portoricani e camerunensi nel consiglio di amministrazione di Google e Facebook, così come nei comitati di ricerca delle università (dimenticavo, anche: “donne”), denunciando la gravissima discriminazione.
    Dopotutto, migliaia di ricercatori, studiosi, di tutti i generi campi e forme, assicurano che il keniano medio è intelligente quanto il tokyota medio; che se in Senegal non si è composto un altro Clavicembalo ben Temperato, o altre Vetrate di Chiesa, è perché il nonno di mio nonno, e anche il nonno del Suo, di nonno, li hanno spietatamente vessati.

    Questa gente soffre, soffre moltissimo ogni volta che un bambino palestinese starnutisce, o gli fa male il pancino.
    Urla “fascisti” ogni volta che una guardia costiera australiana rifila uno scappellotto a dei “rifugiati”.
    Questa gente non ha nessun sentimento in riguardo alle decine di migliaia di detenuti (detenuti perché, poi?…) nella Repubblica del Popolo ) clandestinamente uccisi per trarne gli organi e adoperarli negli ospedali.
    Nessun problema neppure se i predicatori di una civiltà che esiste vicino alla nostra ci definiscono “maiali”: guai invece se uno di noi dice che, forse, culturalmente, lungo i secoli della storia, quella civiltà ha prodotto un po’ meno della nostra: costui è un folle, un becero folle.

    Chi dice che per la sua religione essere gay è peccato non può diventare ministro, è un barbaro. Ma non potrebbe diventarlo nemmeno chi dicesse che sono inferiori alla nostra le civiltà che i gay oltre a definirli peccatori li incarcerano, e “curano”.

    Il rettore di Harvard cui scappa che v’è un limite di QI oltre il quale le donne non possono andare perde il posto. L’Imam che predica l’eguaglianza della donna all’animale domestico, sottolineando che va picchiata, qualora non obbedisca, è un buon vicino, con cui desideriamo essere amici.

    The Lonely Crowd di Riesman (tradotto in Italia: La Follia Solitaria) antevede, intorno al 1950, il disfacimento della nostra civiltà. Anche le civiltà attraversano un ciclo analogo a quello degli organismi viventi.

    Nel momento della stanchezza, dell’esaurimento della forza, e e nella successiva fase del disfacimento, l’imbecillità assume il potere.
    Immagino che a tutti noi sia accaduto di dimenticare una frutta da qualche parte in cucina, d’estate, e di ritrovarla dopo alcuni giorni. Cos’è diventata, se non culla e paradiso di vermi ripugnanti, che sono nati dal suo disfacimento, e ne divorano il poco che ne resta?

    Morte tutte le sue illusioni, e da ultima quella più irresistibilmente tentatrice, quella di essere egli stesso Dio (estrinsecata sul piano del conscio come dominio della Ragione, o anche fiero ateismo: come se si potesse decidere l’inesistenza del trascendente, non essendo dèi sé stessi), l’uomo post-moderno, la sua vanità, sono feriti come mai, e come mai irrimediabilmente. La reazione è l’odio per sé stessi: un sentimento che certo non può essere conosciuto in quanto tale coscientemente. Si odiano allora le proprie radici, origini, la propria casa, la propria cultura: solo perché si odia sé stessi. Si simpatizza con ogni forza esterna tendente a distruggere la nostra civiltà. Quando ci distruggeranno, ci libereranno dal nostro senso di fallimento, dal dolore lancinante che prova la nostra vanità, che aveva perso ogni confine, per essere brutalmente umiliata dalla “realtà”.

    Chiedono di essere distrutti per essere liberati dal proprio sé, che detestano.
    Anche Cioran nei suoi Quaderni aveva antevisto. Dopo aver distrutto Dio, non rimarrà loro che distruggere sé stessi, profetizzò qualche decennio fa, definendo le nazioni occidentali “opulenti cadaveri”.

  4. Curioso deluso dice:

    Aehm e’ un articolo di costume vero?

    Perche’ prima di usare paroloni sarebbe meglio studiacchiare un poco di statistica da liceo…

    suggerimento da far elaborare allo studente: la distribuzione dell’inteligenza NON segue la distribuzione Normale.

    elaborare…

  5. Pingback:Affrontare la discriminazione sull’orientamento sessuale e l’identità di genere - Notizie Pro Vita

  6. Federico Dezzani dice:

    L’Italia ottiene l’invidiabile sesta posizione nella classifica mondiale dei paesi più intelligenti, ovviamente dopo cinque tigri asiatiche.

    http://www.krdo.com/news/worlds-20-smartest-countries/22352174

    Il fatto che le figure apicali dell’Occidente siano “imbecilli” è coerente con il criterio di scelta delle élite: la fedeltà al globalismo finanziario.
    Nel caso di Renzi è stato scelto un personaggio dall’inesistente spessore culturale e intellettuale e, inoltre, facilmente ricattabile: la storia della bancarotta del padre Tiziano Renzi è una spada di Damocle che pende sul nostro rampante premier.

  7. oscar dice:

    Ottima digressione scientifica sul fenomeno degli imbecilli! Tuttavia, occorre constatare che il numero degli imbecilli – a dispetto di Gauss sovrasterà sempre i geni, essendo la madre di quest’ultimi – come è noto – sempre incinta.

  8. Sigmund dice:

    Brillante, senza dubbio. Il problema è che si è messo in piedi un sistema che cerca di accontentare tutti e dunque, alla fine, risulta scollato dal principio di realtà e di non contraddizione. Si è persa la razionalità e come ricordava qualcuno: il sonno della ragione genera mostri.

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