Huffington difende Adriano Sofri, perché?

0sofriDai circoli liberal (e dalle entità occulte USA) alle 50 sfumature di terrorismo nostrano fino ad Adriano Sofri

Sebbene oggi appaiano concentrati a propalare il gender, cavallo di Troia della pedofilia, non significa che il loro passato sia cancellato. Infatti torna, talvolta grazie a iniziative sgangherate e maldestre.
Andrea Orlando, il ministro della giustizia più amato dai Clinton, con un decreto del 19 giugno scorso, inserisce l’ex leader di Lotta Continua nel pool di esperti incaricati di avviare la riforma del sistema carcerario. Il sindacato di polizia penitenziaria insorge. Prima ancora insorgono Mario Calabresi e la madre. Sofri decide di rinunciare all’incarico. Huffington Post, cassa di risonanza di Obama &C., difende Sofri e si stupisce che Mario Calabresi si indigni.
È curioso che l’ex leader di Lotta Continua e mandante dell’assassinio del commissario Luigi Calabresi, sia tuttora in grado di muovere a suo favore importanti centri di potere.
Cerchiamo di comprenderne le ragioni attraverso due testi: un’ANSA con una “fotografia” socio politica, stilata da Gianni Tonelli, segretario generale del sindacato di polizia Sap; e, qui di seguito, lo stralcio dal volume “Mass Media e Fango” a cura di Vincenzo Mastronardi, ed. Armando 2015, capitolo 12 «Esempi di manipolazioni della notizia al servizio del potere. Menzogne di lotta e di governo (dal commissario Calabresi a Cossiga)» di P.Laporta (n.b. importanti le note quanto il testo).

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[…]La disinformazione della repubblica italiana è in perfetta continuità con quella del Ventennio fascista, le cui tracce, come vedremo, sono vistose fino ai tempi recenti. Sin dai primordi la disinformazione fu lanciata attraverso le agenzie di stampa mediante le veline[1]; oppure dalle residenture[2], comunque percorrendo crocevia obbligati, in qualche modo banali.
Incroci noti a tutti peraltro, come l’Ufficio Ricerche del SID (Sevizio Informazioni Difesa)[3] in via Bissolati, a due passi dalla sede centrale della FIAT nella Capitale; oppure il ristorante di gran classe, prossimo all’ambasciata francese, l’uno e l’altra prediletti da Federico Umberto D’Amato[4], gourmeur de L’Espresso e capo dell’ufficio Affari Riservati del Viminale[5], giunto sino a noi dal Ventennio senza alcuna soluzione di continuità.

Lotta Continua, Bufala Continuata e Aggravata

ANSA Roma 23giugno2015 17.37
«Il nostro paese ha la formidabile capacità di rivalutare delinquenti, mascalzoni, ex terroristi e assassini. E ha un’altrettanta capacità di svilire la memoria delle vittime e abbandonare i loro familiari. Il ruolo assegnato ad Adriano Sofri dal ministro della giustizia, Andrea Orlando, come consulente per la riforma delle carceri, è inaccettabile». Lo afferma Gianni Tonelli, segretario generale del sindacato di polizia Sap, secondo cui la scelta di Sofri «segue un filo logico alla stessa stregua degli incarichi agli ex terroristi ed ex estremisti Azzolini e Pizzo conferiti dal sindaco Pisapia a Milano o la nomina a docente universitario dell’ex devastatore di città Francesco Caruso». «Questi personaggi purtroppo – dice Tonelli – riempiono gli ambienti della pseudo cultura autoreferenziale italiana, migliaia di persone che hanno posti d’oro nel circuito politico, incarichi istituzionali o pubblici di prestigio, che tengono conferenze per pontificare su non si sa quali protocolli morali ed etici. Le vittime invece sono spesso dimenticate e i loro figli, anche grazie alla battaglie condotte del Sap, se va bene ottengono un posto nella pubblica amministrazione, dovendo dire addirittura grazie». «Cosa pensano gli italiani di questo – conclude il segretario generale del Sap – lo hanno già detto nel 2006 quando commissionammo ad una società specializzata un sondaggio dedicato: il 97 per cento dei cittadini non vuole che gli ex terroristi siedano nelle nostre istituzioni o abbiano pubblici incarichi. Fino a quando la classe politica nostrana si sentirà svincolata dal comune sentire, avendo come unico modus operandi quello dell’autoincensamento e dell’autoreferenzialità? Poi è facile comprendere perché gli italiani si sentono lontani dai palazzi del potere e perché una buona metà non va più a votare»

Altri incroci sono più sorprendenti; quelli di Lotta Continua, per esempio[6]. Accusò il povero commissario Luigi Calabresi[7] della morte del povero Giuseppe Pinelli[8]. Dezinformatsiya? Meglio presumere menzogne senza blasone, odio senza classe, piuttosto che un preciso disegno eversivo. Menzogne smascherate da un indimenticabile giudice istruttore, Gerardo D’Ambrosio che prosciolse Calabresi e i colleghi. Bufala calunniosa, tuttavia sorretta da 757 firme di intellettuali con la «Lettera aperta a L’Espresso sul caso Pinelli»[9].
Dopo aver sparato al commissario, Lotta Continua titolò: “Ucciso Calabresi il maggior responsabile dell’assassinio di Pinelli”, inchiavardando la nuova bufala alla precedente[10]. Erano stati proprio loro a sparare, quelli di Lotta Continua, certificarono due sentenze della Cassazione, sulle quali s’imbastirono ulteriori bufale: treno di bufale, puntuale come la morte.
Negli anni più combattuti, Lotta Continua s’incrociava con David Thorne, destinato a diventare l’ambasciatore USA a Roma da luglio 2009 ad agosto 2013. D’altronde il suo papà era in ottimi rapporti col presidente Eisenhower. Un pedigree di classe con una precoce vocazione, certificata dal suo CV ufficiale “…ha iniziato a coltivare fin dalla sua gioventù una profonda conoscenza ed ammirazione per la cultura, la politica e la società italiane”.[11] Fu così approfondita la sua conoscenza della politica italiana da essere stampatore della comunista rivoluzionaria Lotta Continua, in via Dandolo 10, a Roma.
Lotta Continua non alternava solo capitalismo e marxismo, inframmezzandovi anche il post fascismo. Nel 2007 Adriano Sofri infatti svelò su Il Foglio che nel 1975-’76 – cioè trent’anni prima – ebbe contatti con Federico Umberto D’Amato, il riciclato dalla fascistissima DAGR (Divisione Affari Generali Riservati)[12]. Bufala pluralista, in orbace e gourmant.
Tanto per cambiare, la rivelazione fu un cocktail bufalino: mezze verità, mezze bugie, tante reticenze. Marco Travaglio ne illuminò dettagli agghiaccianti: «…

Lotta Continua fra la CIA e l’Ufficio Affari Riservati

D’Amato non era così sprovveduto da rendere visita a domicilio all’allora capo di un’organizzazione rivoluzionaria, senza neppure sincerarsi di non essere ripreso, registrato e dunque in seguito sputtanato da chi (in teoria) aveva tutto l’interesse a screditare un così altolocato rappresentante delle istituzioni che Lotta continua si proponeva di abbattere … Che poi il vertice di Lotta continua fosse coinvolto in almeno un omicidio non lo dico io: lo dicono due sentenze definitive della Cassazione che indicano in Sofri, Pietrostefani (tuttora latitante), Bompressi e Marino i responsabili dell’assassinio del commissario Luigi Calabresi. Il che, almeno sulla carta, potrebbe spiegare come mai D’Amato si rivolse qualche anno dopo proprio a Sofri per commissionargli altri omicidi…. D’Amato, figura centrale nei depistaggi su Piazza Fontana e non solo (la “pista anarchica” e le false veline su Calabresi addestrato dalla Cia erano farina del suo sacco), è morto nel 1996. Solo Sofri può spiegare perché mai un personaggio così bene informato si rivolse proprio a lui, se l’avesse saputo estraneo alla pratica dell’omicidio politico: forse sapeva di andare a colpo sicuro, senza temere di esser denunciato?»[13] Bufale killer.

Si contano su una mano con tre dita i giornalisti[14] che obiettarono a Sofri; nessuno comunque con l’implacabile richiamo alla verità di Travaglio.[…] 

[1] “Velina” prende il nome da “carta velina”, fogli particolarmente sottili, allo scopo di non intasare gli archivi cartacei. Fu la carta usualmente adottata da “La Stefani”, la prima agenzia di stampa italiana, nata a Torino nel 1853, per spalleggiare il governo Crispi e successivamente divenuta un braccio operativo di propaganda, controllo e disinformazione del governo nel Ventennio fascista.

[2] Residentura è la tipica organizzazione all’estero di intelligence russa (o sovietica prima del 1991). È diretta dal Rezident, responsabile dell’intelligence in un determinato paese. La Rezidentura comprende risorse materiali e umane, Hi-tech e IT, per garantire capacità politica, scientifica, tecnico operativa, palese e occulta, legale e illegale, comprese le risorse umane e materiali per agire sulla comunità diplomatica. Le prime frammentarie conoscenze sulla struttura della Residentura si ebbero con le defezioni da Est, a partire dalla metà degli anni ’60. Per un lungo periodo la Residentura che controllava l’Italia fu in Svizzera, nella villa d’una celebre famiglia del milieu finanziario.

[3] Lo Stato italiano unitario si dette il Servizio Informazioni Militare (SIM), basato sull’Arma dei Carabinieri. Nel dopoguerra, dopo l’epurazione, si chiamò prima SIFAR (Servizio Informazioni Forze Armate) prima e poi SID (Sevizio Informazioni Difesa); nel 1977 si scisse in Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica (SISDE) e in Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare (SISMI), fino alla riforma del 2007, che ha conferito ai due servizi competenze territoriali: Agenzia Informazioni Sicurezza Interna (AISI) e Agenzia Informazioni Sicurezza Esterna (AISE). Per approfondimento Virgilio Ilari “Storia Militare della Prima Repubblica 1943-1993” ed. Nuove Ricerche.

[4]Federico Umberto D’Amato (Marsiglia, 4 giugno 1919 – Roma, 1° luglio 1996), poliziotto durante il Ventennio, fu agli ordini di James Angleton, capo dell’OSS (Office of Strategic Services) dopo l’occupazione di Roma (4 giugno1944). Ai primordi della NATO, entrò nella Segreteria Speciale Patto Atlantico, anello di congiunzione con l’intelligence degli Stati Uniti. Dal 1957 nell’Ufficio Affari Riservati del Viminale, vi compì tutta la carriera fino a divenirne vice direttore nel 1969 e direttore nel novembre 1971. Fu rimosso due giorni dopo la Strage di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974 a Brescia, inviato a dirigere la Polizia di confine. Era fra gli iscritti alla P2 di Licio Gelli. Andò in pensione nel 1984. Gastronomo insigne, diresse una rubrica di cucina per L’Espresso, con lo pseudonimo Federico Godio e ideò la guida dei ristoranti de L’Espresso. Dopo la sua morte, dopo i funerali, il giudice Carlo Mastelloni perquisì la sua casa in via Cimarosa a Roma, dove il giudice Pietro Saviotti aveva disposto una perquisizione nel novembre 1995.

[5] Francesco Saverio Nitti nel 1919 creò la DAGR (Divisione Affari generali riservati), articolata in 2 sezioni, per vegliare sulle attività politiche sovversive. Mario Scelba, allora ministro dell’Interno rifondò l’Ufficio Affari Riservati nel 1948, ricalcando compiti, struttura e metodi della DAGR del Ventennio, cooptandovi Federico Umberto D’Amato ib.n6.

[6] P.Laporta “L’ambasciatore Usa in Italia stampava Lotta continua” ItaliaOGGI 15/10/2011

[7] Luigi Calabresi (Roma, 14 novembre 1937 – Milano, 17 maggio 1972) Medaglia d’oro al valor civile alla memoria, commissario capo e poi vice capo dell’Ufficio politico della questura Milano. Indagava sull’attentato di Piazza Fontana (12 dic.1969). Cadde vittima di un attentato ordito, secondo due sentenze della Cassazione, da Adriano Sofri, Ovidio Bompressi, Giorgio Pietrostefani e Leonardo Marino, tutti esponenti di Lotta Continua.

[8] Giuseppe Pinelli morì il 15 dicembre 1969 precipitando da una finestra della questura di Milano, dove era trattenuto per accertamenti in seguito all’esplosione di una “doppia bomba” alla Banca dell’Agricoltura di piazza Fontana (cfr. pag.) L’inchiesta del giudice istruttore Gerardo D’Ambrosio escluse l’ipotesi dell’omicidio, giudicandola assolutamente inconsistente.

[9] È il documento del 10 giugno 1971, sottoscritto da 757 personalità del mondo politico e intellettuale italiano. Il settimanale L’Espresso (su cui scriveva pure Federico U. D’Amato, cfr.n.6) pubblicò l’«Appello contro il commissario Calabresi» il 27 giugno 1971, insieme a un inchiesta di Camilla Cederna “Colpi di scena e colpi di karate. Gli ultimi incredibili sviluppi del caso Pinelli”, facendo proprie le tesi calunniose sostenute da Lotta Continua. Eccone il testo: «Il processo che doveva far luce sulla morte di Giuseppe Pinelli si è arrestato davanti alla bara del ferroviere ucciso senza colpa. Chi porta la responsabilità della sua fine, Luigi Calabresi, ha trovato nella legge la possibilità di ricusare il suo giudice. Chi doveva celebrare il giudizio, Carlo Biotti, lo ha inquinato con i meschini calcoli di un carrierismo senile. Chi aveva indossato la toga del patrocinio legale, Michele Lener, vi ha nascosto le trame di una odiosa coercizione. Oggi come ieri – quando denunciammo apertamente l’arbitrio calunnioso di un questore, Michele Guida, e l’indegna copertura concessagli dalla Procura della Repubblica, nelle persone di Giovanni Caizzi e Carlo Amati – il nostro sdegno è di chi sente spegnersi la fiducia in una giustizia che non è più tale quando non può riconoscersi in essa la coscienza dei cittadini. Per questo, per non rinunciare a tale fiducia senza la quale morrebbe ogni possibilità di convivenza civile, noi formuliamo a nostra volta un atto di ricusazione. Una ricusazione di coscienza – che non ha minor legittimità di quella di diritto – rivolta ai commissari torturatori, ai magistrati persecutori, ai giudici indegni. Noi chiediamo l’allontanamento dai loro uffici di coloro che abbiamo nominato, in quanto ricusiamo di riconoscere in loro qualsiasi rappresentanza della legge, dello Stato, dei cittadini

Nessuno dei firmatari espresse alcun rammarico dopo l’assassinio di Luigi Calabresi. Al contrario una grande quantità di costoro fu solidale con gli assassini anche dopo la seconda e definitiva sentenza della Cassazione.

[10] Per una esauriente disanima delle bufale intorno alla strage del 12 dicembre 1969, cfr. Paolo Cucchiarelli, “Il Segreto di Piazza Fontana”, ed. Chiare Lettere (disponibile e-book). Adriano Sofri, in antitesi a quanto documentato nel libro, prendendo le mosse dall’uscita d’un film mediocre su piazza Fontana, lanciò un pamphlet nel web [qui il testo di Sofri]. Cucchiarelli rispose a Sofri punto per punto [qui il testo di Cucchiarelli]. Importante anche un articolo di Massimo Fini “Sofri e Calabresi, vi racconto la storia” Il Fatto Quotidiano 16 gen.2014 [leggi qui]

[11] Biografia dell’Ambasciatore David H. Thorne, sul sito ufficiale dell’Ambasciata USA a Roma.

[12] ib. n.5

[13] Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano, 2 aprile 2012 qui una sintesi su DAGOSPIA

[14] ib.n.11                                                                                            

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

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