Gli spioni manovrano contro Trump #ObamaNonTramare

 

 

 

 

 

La fuga di notizie sull’attentato di Manchester ha creato tensioni fra i servizi di USA e Gran Bretagna. È una strategia interna per indebolire Donald Trump, il Presidente americano. #ObamaNonTramare

 

La fuga di notizie sull’attentato suicida di Manchester è preoccupante, ha detto Donald Trump. Lo è più di quanto si immagini.

L’uccisione di 22 persone e i 59 feriti nella Manchester Arena al termine del concerto di Ariana Grande hanno causato attriti fra i servizi segreti statunitensi e britannici. Non è tutta il principale motivo di preoccupazione di Trump. Non è neppure vero che i servizi britannici non passeranno più informazioni ai loro corrispondenti Oltreatlantico.

I venerati maestri del giornalismo che scrivono tali scemenze non capiscono nulla dei rapporti intercorrenti, da sempre, fra i servizi di cinque paesi anglosassoni: Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Australia e Nuova Zelanda. L’incidente, pur imponendo misure di controllo tali da prevenire in futuro analoghe fughe di notizie, focalizza una connessione sotterranea eversiva fra un pezzo importante dei media statunitensi e i servizi segreti, evidentemente al di fuori del controllo di Trump. Qui è il punto.

Indizi preoccupanti

Columbia Broadcast System (CBS) e New York Times a diciotto ore dalla strage svelano il nome dell’attentatore, pubblicano le foto dell’ordigno e numerosi dettagli tecnici. La qualità delle informazioni svelate e la rapidità certificano una profonda penetrazione nell’intelligence.

La direzione strategica che ha concepito, pianificato e condotto l’azione terroristica ha quindi avuto l’esatta misura dei dettagli a conoscenza degli investigatori britannici. Essa è stata pertanto aiutata a preservarsi. Il fatto, inquietante in sé, svela ulteriori preoccupanti indizi.

L’attentato del 22 maggio è il primo di tipo “suicida” in Europa contro la prima nazione che esce dall’Unione Europea.

Chi ha diffuso le informazioni è in prima linea contro Trump sin dal primo istante della sua discesa in campo.

Cogliere le impercettibili variazioni delle condizioni iniziali prima che producano disastri, questa è la “missione impossibile” del sistema di intelligence.

Chi ha diffuso le informazioni è stato acquiescente con la “primavera mussulmana”, l’assalto alla Siria e, prima ancora, con le guerre contro l’Iraq – 1991 e 2003 – e l’incendio balcanico all’indomani del 1989.

È la stessa cerchia ostile da sempre alla Russia di Putin e vessillifera delle peggiori iniziative destabilizzanti: politiche, militari, finanziarie.

Coincidenze? Come dubitarne? Troppe tuttavia. Dovrebbero indurre a interrogarsi su quanto è successo nella catena di intelligence che dovrebbe prevenire gli attentati.

Eversione e un accordo misterioso

L’efficacia della rete informativa dei cinque paesi anglosassoni, a guida statunitense, inquietò il notabilato burocratico finanziario della UE fin agli albori dell’Euro. Era luglio 2000 quando il Parlamento UE pubblicò “An appraisal of technologies of political control” (Una valutazione delle tecnologie per il controllo politico), un voluminoso rapporto sulle capacità di “ascolto” dei cinque paesi.

Da un iniziale clamore si passò al silenzio sulla questione. Questo significa che si è raggiunto un compromesso tecnico politico fra le parti in causa. Quale? Non se ne sa nulla, sebbene sia palesemente operante. La vulnerabilità di Trump è verosimilmente proprio qui.

L’intreccio dei rapporti politico economici fra le istituzioni finanziarie statunitensi ed europee ha due punti nodali che meritano attenzione. Uno ben noto è la sottomissione alla Germania della UE, ragione principale del No britannico all’Europa. L’altro, meno appariscente e tuttavia ben operativo, è il ruolo di soggetti extra nazionali al livello alto della politica transatlantica, condizionandola. Essi tra l’altro annoverano i colossi della comunicazione, le grandi banche come Goldman Sachs, Jp Morgan e la costellazione Rothschild, fiancheggiate da nuove aggregazioni politico finanziarie come quelle che fanno capo a Georgy Soros.

Da questi promanano strumenti operativi analoghi ai servizi segreti nazionali, ben distinti tuttavia da essi, con interessi palesemente divergenti, poiché l’abbattimento dello “Stato Nazione”, come fu vaticinato a Ventotene, si realizza col potere crescente proprio delle aggregazioni extra nazionali, le quali, titolari di interessi concreti e dilaganti, non vedono di buon occhio né le politiche di Trump né quelle di Teresa May.

Tali strumenti operativi sono meno misteriosi di quanto si creda. In Italia li vediamo all’opera e abbiamo constatato di quante complicità si avvalgono, coi tentacoli nel sistema paese a disgregarlo.

Pensiamo, per comprenderci, al recente caso di inquinamento del sistema di intelligence da parte di due privati, sino a quel momento insospettabili. Enfatizzato il ruolo della massoneria, poco s’è detto e saputo dei veri burattinai privati alle spalle di quella intelligence trans nazionale, eversiva e fuori binario.

Un altro aspetto è svelato dal ruolo delle ONG, braccio operativo di un sistema politico finanziario, non riferibile ad alcuna specifica nazione, ma palesemente determinato alla consecuzione di obiettivi politici.

Falla nell’intelligence statunitense

Se fosse agevole fare un attentato suicida, ne subiremmo quotidianamente. Questo non accade perché opera una sorveglianza globale, incessante, attraverso satelliti, reti di comunicazione (civili e militari), agenti segreti nei punti caldi dell’eversione internazionale, sensori umani e tecnologici a segnalare qualsivoglia spostamento di risorse (uomini, soldi, armi, esplosivi, ecc.).

La National Security Agency – NSA, al vertice di tale sistema, raccoglie le informazioni dei cinque paesi anglosassoni e di tutte le altre intelligence collegate. Da qui si irradiano le informazioni e quindi le misure preventive in tutti i paesi collegati, anche l’Italia e, neanche a dirlo, la Gran Bretagna.

Le informazioni – raccolte, analizzate e valutate – confluiscono in algoritmi sempre più sofisticati, affidati alle intelligenze artificiali, in grado di elaborare, collegare, valutare milioni di informazioni al secondo. Cogliere le impercettibili variazioni delle condizioni iniziali prima che producano disastri, questa è la “missione impossibile” dello smisurato sistema di intelligence. Esso costa molto più di numerosi bilanci nazionali di paesi di media grandezza.

A Manchester il sistema ha fallito. Dopo Manchester il sistema svela una falla che potrebbe connettersi oggettivamente a interessi extra nazionali. Trump saprà chiudere questa falla? La sua sopravvivenza dipende da questa risposta.

Ah, giusto per la precisione, un altro attentato suicida ai danni di un paese europeo si ebbe nel 2003, a Nassiryia, governando Berlusconi. È finita in commedia da azzeccacarbugli, ma in Italia è un’altra storia, si sa. Oppure è la stessa storia, chi può dirlo?

 

Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.
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7 risposte a Gli spioni manovrano contro Trump #ObamaNonTramare

  1. stefano rolando dice:

    Obama si era beccato la qualifica,o forse è meglio dire l’epiteto,di “ottimo cameriere” dai Clinton e ci si era pure inc….to tanto da non andare al matrimonio di Celsea; ora i suddetti e i potentati che rappresentano si trovano davanti DT e sono completamente spiazzati, sono disposti a qualsiasi cosa per ritornare allo statu quo ante, ma non solo la vedo dura (non è un berlusconi qualunque), al loro posto mi darei un’occhiata ad una carta geografica aggiornata e se hanno qualche dubbio e/o zona grigia chiederei un abboccamento al nuovo presidente. Onde evitare di guardare il dito invece della luna..

  2. Alessandro Gentili dice:

    Caro Piero,
    complimenti! Al solito ci hai offerto una analisi profonda, originale e molto competente. Purtroppo stampa e organi di informazione piu’ in generale, rete compresa, quando parlano di servizi segreti e’ normale che non sappiano di cosa stanno parlando. Non solo non possono dirci cosa stanno facendo, ma troppo spesso non hanno idea neppure di come sono organizzati e di quali assetti ufficiali essi hanno.
    Eppure sono quelle le fonti che informano e orientano – o disorientano – l’opinione pubblica e che spesso creano le premesse per inopportuni interventi delle magistrature o peggio ancora per devastanti interventi della politica.
    Quel che vorrei dire e’ che i servizi segreti dei paesi europei il loro lavoro lo fanno. Sono i governi, ostaggi delle opposizioni e dei garantismi che allignano nell’occidente (est europeo ancora non infetto), che non sono in grado di reagire e che paralizzano l’azione delle polizie. I sospettati di terrorismo vanno “ingabbiati” e convinti a collaborare con le buone o con le cattive! Il resto sono cazzate! La guerra e’ guerra! L’afternoon tea delle 5 e’ un’altra cosa!

    • Caro Sandro,
      il tentativo di “mettere sotto” Trump è sotto gli occhi di tutti. La disinformazione è un’altra osa ed è collaterale alla delegittimazione del Presidente.

  3. oscar dice:

    Penso che le cose stiano esattamente come tu le hai descritte e, chissà, forse anche peggio.
    L’intera famiglia di quel bastardo di Manchester era partita dall’Inghilterra alla volta della Libia per combattere contro Gheddafi. Era un intero esercito di salafiti, islamisti e jihaidisti incoscientemente supportati dall’occidente, e di cui si conoscevano i pedigree. Questi, ancora oggi, pare si muovano indisturbati per l’Europa, salvo dire che del farabutto di turno si sa tutto, ma solo dopo che la frittata è fatta!
    Forse che il povero DT, non ha ancora capito con chi ha a che fare?

    • Le cose stanno molto peggio, temo. Non voglio tuttavia perdermi in congetture. A giudicare da come s’è mosso finora Trump ha capito perfettamente con quale consorteria di criminali internazionali ha a che fare. Quando supererà il pericolo di messa in stato d’accusa, arriverà l’attentato per mano di un messicano arrabbiato.

  4. avv. Luciano Faraon dice:

    Evidentemente l’attuale presidente degli USA è scomodo e non va bene per i sottoboschi del potere che vi sia un uomo che decide autonomamente e senza il consenso di chi vorrebbe disporre dei poteri di Presidente.
    I servizi si avvalgono delle fonti più impensate usando le persone come strumenti, salvo poi abbandonarle a se stesse quando, proprio per l’attività di collaborazione prestata sono in difficoltà.
    Saper quello che è segreto è il desiderio innegabile di ogni persona.
    Il fatto è che quanti dispongono dei segreti utilizzano la notizia come potere, anche deviante, non sempre per l’interesse pubblico per il quale dovrebbero operare.
    Buon lavoro essere scomodi significa molte volte essere dalla parte giusta e della giustizia vera!

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