Gli sciocchi in attesa di risarcimenti dalla Storia

Vi è una categoria di sciocchi, impegnati a guardare la Storia col capo volto indietro per farne una rivendicazione o, più spesso, averne una sterile frustrazione. Sul Web circola una foto di Diego Fusaro su una scritta tutta in maiuscolo: ”L’unificazione italiana fu un gesto violento, marchiato nel sangue, il Nord invase il Sud e ne sfruttò le risorse per il proprio sviluppo industriale…”
Non credo Fusaro organico a quella categoria di sciocchi, impegnati a guardare la storia col capo volto indietro, e tutto sommato non mi interessa. Queste polemiche sono utili solo a chi cerca facile consenso. La questione è: si può tornare indietro? Se si può, bisogna additare modi, tempi e risorse. Se non si può, a che cosa serve vaneggiare?
Il Meridione eterna vittima del Settentrione? Nel lontano passato fu certamente così. Con la Repubblica non si può certo dire che il Meridione non sia rappresentato, tanto nel Parlamento quanto nei Governi. D’altra parte che cosa si può imputare al Settentrione se il Meridione ha espresso figure politiche come Ciriaco De Mita, Francesco Cossiga, Antonio Gava, Cirino Pomicino, Giorgio Napolitano, Giulio Andreotti, Niki Vendola, Leoluca Orlando Cascio, Sergio Matterella e Rosario Crocetta.… occorre continuare?
Poi arrivarono le bande tosco romagnole e milanesi, quando erano già largamente compromesse l’unità e l’indipendenza dell’Italia.
A che serve quindi continuare col vittimismo meridionalista? Se fosse solo per consolare la categoria di sciocchi, impegnati a guardare la storia col capo volto indietro, ne potremmo fare volentieri a meno.
D’altronde, perfino Luigi Einaudi ammise: «É vero che noi settentrionali abbiamo contribuito qualcosa di meno ed abbiamo profittato qualcosa di più delle spese fatte dallo Stato italiano dopo la conquista dell’unità e dell’indipendenza nazionale, peccammo di egoismo quando il settentrione riuscì a cingere di una forte barriera doganale il territorio e ad assicurare così alle proprie industrie il monopolio del mercato meridionale, con la conseguenza di impoverire l’agricoltura, unica industria del Sud; è vero che abbiamo spostato molta ricchezza dal Sud al Nord con la vendita dell’asse ecclesiastico e del demanio e coi prestiti pubblici»[1].

Questa lucida ammissione di Einaudi non sposta tuttavia di un’acca i termini del problema. Ciascuno di noi ha diritto a esecrare gli errori della storia, non a presentare cambiali in nome di essa. Ciò vale per i meridionali, come per chiunque – ebreo, cattolico, padano, africano, musulmano, palestinese, pellerossa o quel che si voglia – per chiunque presuma di essere stato oggetto d’una ingiustizia storica, in quanto appartenente ad un gruppo più o meno identificabile.
La politica del cambiamento è per il domani, partendo da oggi, mentre quanto accadde ieri non serve più se non ai libri di storia. È così, inutile insistere in senso contrario, non si può cambiare il corso naturale delle cose.
È per questo che dopo tutto si uccide e si fanno le guerre: proprio per consegnare i morti al passato e impadronirsi del futuro, come d’altronde vollero fare uccidendo Aldo Moro. Chi continua a guardare al passato, sperando di far girare la ruota al contrario, solo perché si reputa in credito con la storia, è un illuso o uno psicopatico, oppure ambedue.
Se davvero si vuole emendare il passato, c’è una sola realistica strada: imbracciare le armi. Quanti dei nostalgici da tastiera sono disponibili? Ne vale davvero la pena? Credo sia superfluo ribadire l’inutilità di curarci d’una categoria di sciocchi, impegnati a guardare la storia col capo volto indietro
Ognuno di noi studi pure la storia, guardando tuttavia avanti per lasciare qualcosa di meglio di quanto ha trovato.

[1] Luigi Einaudi, “Il buongoverno. Saggi di economia e politica (1897-1954)”, ed. Laterza

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

13 risposte a Gli sciocchi in attesa di risarcimenti dalla Storia

  1. oscar dice:

    E’ vero! non si può rivendicare nulla sulla base del passato remoto, ma si può imparare. Tuttavia, è risaputo che la mamma degli sciocchi è sempre incinta e così Feltri, qualche giorno fa su LIBERO, titolava contro l’occupazione del potere istituzionale e amministrativo da parte “dei terroni”. Voleva forse far leva sugli animals spirits della Lega più estrema e – perché no – anti Salvini, che ultimamente mangia troppo di frequenti arancini e sta troppo a pranzo con Giggino? … No! Penso piuttosto ad una grave sindrome neurodegenerativa.
    Visto che è stato già citato Gramsci chiudo con lo stesso: “Crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo fatica a nascere”.

  2. Fabrizio Leoni dice:

    Ottima riflessione sul giusto valore da dare alla Storia, che è racconto del passato, e va scritta continuamente ogni giorno, da quella grande che interessa paesi, popoli e Stati a quella piccola di ognuno, senza recriminazioni, cercando di cambiare, con decisione se possibile, il presente.

  3. Amadeo Demetrio dice:

    La Storia dovrebbe servire “non a piangersi addosso” ma a capire dove vi sono stati degli errori ed eventualmente porre dei rimedi…purtroppo non è così; ci si lascia troppo spesso sopraffare dal vittimismo, cadendo in un torpore strutturale che non ti permette di reagire alle ingiustizie e a fomentarne altre.

  4. Alessandro Gentili dice:

    Hanno detto che il presente è breve, il futuro incerto, solo il passato è certo. È un insegnamento che ricevetti tanti anni fa. Non sono più convinto che sia così . . .

  5. sigmund dice:

    Capire quello che è successo nel passato sarebbe la premessa indispensabile per evitare di fare gli stessi errori nel presente e nel futuro anche se qualcuno diceva che “la storia è maestra di vita, peccato che non abbia allievi”… era un tal Gramsci.

    La questione vera è: in mano a chi è la narrazione della storia? Anche in questo caso qualcuno bene informato diceva che chi controlla il passato controlla il presente e dunque ha nelle sue mani anche il futuro. Allora la domanda da porsi é: chi detiene il potere di narrare la realtà passata e presente? I famigerati padroni del discorso che hanno il potere economico e con esso controllano i mezzi di comunicazione, tranne qualche piccola eccezione che serve solo per dare una parvenza di “democrazia”.
    Oggi non mi sento particolarmente ottimista ma spero ardentemente di essere in errore.

    • La storia è narrata dai vincitori, non c’è dubbio; perché vincere, altrimenti? Ciò detto, se vogliamo guardare verso il domani, allora mi unisco. Se dobbiamo tornare a rivendicare crediti al passato remoto, specie quando Salvini cresce nei sondaggi, rimango tiepido.

  6. Alessandro Gentili dice:

    Non siamo un paese serio. Gli italiani non sono mai stati un popolo vero nè pensano di doverlo essere. Il Meridione non ha diritto di lamentarsi perchè troppo adagiato alla filosofia del “chiagne e fotte” . . . La libertà ed i conseguenti diritti si conquistano se serve col sangue, non con i piagnistei e le furberie. La nostra vergognosa classe politica è il nostro specchio. Vivere per rinvangare il passato senza lensare mai al domani è da disonesti. Una giustizia che perde il suo tempo a fare inchieste inutili su fatti del passato uccide il presente! Siamo un paese di gente morta dentro, incapace di guardare davanti, al domani.

    • Concordo a metà. La classe dirigente è una cosa, la gente comune come me, come noi, è altro. Questa spaccatura dell’Italia è un limite e un vantaggio. Il limite è perché la classe dirigente è stata sinora proconsolare di poteri allogeni. Ora mi par che qualche cambiamento sia possibile sperare. Il vantaggio è dato dalla capacità della gente di fare a meno della classe dirigente, dalla quale provengono quei finti intellettuali e veri mascalzoni, pronti a recitare la parte del rivoluzionario, ieri con la giacchetta delle BR oggi con la livrea borbonica, pur di alzare remunerative cortine nebbiogene. Se e quando la rivoluzione scoppierà costoro dovranno essere i primi a salire sulla ghigliottina.

  7. Stefano Rolando dice:

    Ne vale davvero la pena? Si potrebbe pensare che alla mia età la risposta potrebbe esere no,.invece vedrei la cosa come il canto del cigno,dopo aver subìto tante prese per i fondelli (ricordate il referendum per l’abolizione del ministero dell’agricoltura?), tante angherie (se pesco un’anguilla ho la penale), tante tasse inique che vedendo come vanno spese solo questo giustificherebbe una reazione (leggo questa mattina fresca di stampa i rimborsi spese di vari eletti liguri (se leggete quello che ho letto io vi prenderà un indicibile senso di vergogna, non solo per il fatto in sè, ma perché si capisce con che criterio sono stati scelti i candidati ..
    Come faccio ad augurare Buone Feste? Forse il 1789.

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