Francesco Cammina sulle Vipere

Papa Francesco

Decifrare Papa Francesco non è semplice. Dopo la sua sortita su Lampedusa lo sospettammo “francescano con le televisioni e gesuita col popolo” (leggi qui).

A quasi un anno dalla sua elezione, egli offre tuttavia prova di un’appassionata azione di governo, paziente, prudente, costante e, non meno importante, misericordiosa. E’ illuminante un passo della sua omelia dell’Epifania: «Un aspetto della luce che ci guida nel cammino della fede è anche la santa “furbizia”. È anche questa una virtù, la santa “furbizia”. Si tratta di quella scaltrezza spirituale che ci consente di riconoscere i pericoli ed evitarli. I Magi seppero usare questa luce di “furbizia” quando, sulla via del ritorno, decisero di non passare dal palazzo tenebroso di Erode, ma di percorrere un’altra strada».

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Pubblicato il 18.02.14, è riproposto poiché anticipò di due mesi la decisione di papa Francesco di preservare lo IOR (vds. parte evidenziata in giallo]

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In questa prospettiva si può collocare la porpora cardinalizia recentemente concessa al persecutore di san Padre Pio; un prelato che perseguitò il frate nascondendosi dietro S.S. Giovanni XIII; persecuzione in qualche misura persino rivendicata con superbia luciferina dal momento che, salito san Padre Pio agli onori degli altari, il rifiuto di quel prelato di testimoniare nella causa di beatificazione del frate si è poi perpetuato nel rifiuto di riconoscere i propri errori e, con ciò l’autorità stessa della Chiesa che aveva santificato il fraticello di San Giovanni Rotondo. La berretta cardinalizia a un tale prelato ha tuttavia illuso i cosiddetti progressisti di contare ancora qualcosa. Gli indirizzi concreti sono altri.

Un episodio, all’inizio del pontificato, provocò brusio nei corridoi vaticani. Era il 22 giugno. Papa Francesco disertò il concerto dell’orchestra Rai nell’aula Nervi. L’immagine della sedia vuota fece il giro del mondo. Molti si dissero convinti che in tal modo egli rifiutava la mondanità. Era ben altro, come vedremo. Qualche giorno dopo la Commissione cardinalizia di vigilanza dello IOR nominò monsignor Battista Ricca segretario della commissione cardinalizia, con ruolo di collegamento, intermedio tra la Commissione dei cardinali e il Consiglio di sovrintendenza, presieduto da Ernst von Freyberg. Insomma monsignor Ricca è occhio e orecchio di Papa Francesco nello IOR.

La nomina di Ernst von Freyberg a presidente dello IOR dieci giorni prima del conclave, parve l’esito d’un atto autoritario di Tarcisio Bertone, allora segretario di Stato. In realtà la designazione di von Freyberg nacque da un accordo fra l’episcopato tedesco e i porporati italiani facenti capo al cardinale Angelo Scola.

Quando Papa Francesco s’affacciò al balcone petrino, chi contava su un papa europeo, garante dell’accordo fra Scola e i tedeschi, fu deluso. Papa Francesco tuttavia aveva ben compreso di dover camminare con molto discernimento, fra le numerose cerchie curiali, non tutte bene intenzionate. Sullo IOR s’è mosso quindi con estrema prudenza ma anche con rispetto verso chi dopo tutto assicura le risorse necessarie alla Chiesa.

In questo clima la sedia vuota del 22 giugno aveva molto preoccupato le cerchie avverse a Bergoglio, perché sapevano che il Papa disertava il concerto per dare udienza a monsignor Carlo Maria Viganò, Nunzio apostolico negli Usa. Il colloquio senza testimoni durò circa due ore, una durata eccezionale per l’agenda papale. I mestatori temettero che il Papa chiedesse e ricevesse spiegazioni sulle lettere indirizzate da Viganò a Papa Benedetto e mostrate in tivvù da GianLuigi Nuzzi, autore di vari libri scandalistici, entrati nel disegno che portò Benedetto XVI alle dimissioni.

In realtà Papa Francesco e Viganò parlarono solo di Obama, della sua politica anticattolica dentro e fuori gli Stati Uniti, nonché degli scandali creati ad arte da alcune centrali Usa e britanniche per tentare di indebolire il Vaticano. I mestatori in porpora questo però non potevano saperlo e, temendo che Papa Francesco non fosse così misericordioso, come poi si è dimostrato, cercarono di indebolire il pontefice riciclando un vecchio dossier che accusava monsignor Ricca di omosessualità. L’accusa sarebbe dovuta essere tanto più imbarazzante per lo stesso Papa visto che in quelle ore stava spostando, in posizione marginale nella curia, un cardinale ben noto per essere il capo della cordata omosessuale.

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Il dossier che accusava Ricca era tuttavia un vecchio e mendace carteggio, fatto circolare a suo tempo da un nunzio, a sua volta denunciato da monsignor Ricca per provate e gravi malefatte amministrative. Alla fine dei giochi, l’irreprensibile comportamento privato di monsignor Ricca fece sì che lo scandalo si ritorcesse contro chi l’aveva suscitato. Il male distrugge se stesso, diceva sovente Giovanni Paolo II, avversato dalle stesse cerchie.

A ben vedere, la coesistenza di due papi, l’emerito Benedetto e il regnante Francesco, garantisce ottimi frutti. La continua consultazione fra i due fa sì che Francesco sappia dov’è affiorata la sporcizia nei sacri palazzi e chi più d’altri si impegni a spargerla.

I guai di Benedetto cominciarono nel 2007 quando rimosse repentinamente dalle sue funzioni, ridusse allo stato laicale e cacciò dal Vaticano un torbido monsignore al centro di traffici illegali, fra i quali un bordello cinese.

Alla Chiesa occorreva, dopo il candore di Benedetto XVI, un pontefice in grado di “camminare su aspidi e vipere”, come certifica possibile il Salmo 91. Un carisma tanto più necessario in quanto la quantità di rettili è crescente così come la loro pericolosità.

L’accortezza di Papa Francesco gli ha consentito una popolarità andata ben oltre la folla di piazza san Pietro, risultando “persona dell’anno 2013” secondo il settimanale Time, che lo definisce “il Papa della gente […] il leader della Chiesa cattolica, diventato una nuova voce della coscienza […] Ha preso il nome di un umile santo, poi ha lanciato un appello per una chiesa di riconciliazione”. Per Time è il “primo Papa non europeo da 1.200 anni che si avvia a trasformare il Vaticano, un luogo che misura il cambiamento in secoli […] in meno di un anno Papa Bergoglio ha fatto una cosa notevole: non ha cambiato solo le parole, ha cambiato la musica”.

Nel frattempo egli non perde occasione per esecrare quanto accade in Siria, in Egitto e in Libia, esecrando pure gli attacchi alla libertà religiosa, con un chiaro cenno alle politiche di Obama, pur senza nominarlo, nel discorso al corpo diplomatico del 13 gennaio.

Non tutti plaudono a Washington come a Chicago. Le cerchie che hanno messo a ferro e fuoco il mondo rispondono da Ginevra, per bocca della commissione Onu per i diritti dei minori, il cui comunicato ignora le numerose, concrete, difficili ed efficaci azioni portate a buon fine da Francesco e dal suo predecessore. Si direbbe che all’Onu erano più contenti quando certi monsignori sporcaccioni s’aggiravano tronfi.

Comunque sia resta da capire il ruolo nella commissione Onu di una nota psicoterapeuta italiana, Maria Rita Parsi. Antonio Maccanico, segretario generale del Quirinale, regnante Francesco Cossiga, la volle nel 1986 nel novero dei Cavalieri dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana. Essa ha certamente ben meritato.

Secondo taluni il colpo da Ginevra prelude a una riscossa massonica in Vaticano. Inutile e superfluo però curarsi del Grande Oriente d’Italia. Piuttosto qualcosa s’agita nel Rito Scozzese Antico e Accettato, tanto caro a Cossiga. Tra i fratelli con le cornamuse convivono due anime: la prima vede con favore Chiesa e Bergoglio; la seconda è ostile ad ambedue. Quest’ultima è fraternamente capeggiata da alti prelati.

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

4 risposte a Francesco Cammina sulle Vipere

  1. Pingback:Cuba, Guantanamo e il Vaticano: compravendite -

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  3. aldo dice:

    D’accordo in buona sostanza su tutto, tranne sul fatto che sia lo IOR ad assicurare le risorse al Vaticano. Diciamo che è ANCHE lo IOR, insieme ad altri, in testa i contribuenti italiani. Al di là di questo, il succo è che se Bergoglio fa l’accordo con gli ortodossi entra di diritto nella Storia. Questo sarà il test probante sul suo reale coraggio e la sua reale buona fede, a mio avviso.

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