Militari fornerizzati e sovranita’ nazionale

Il Co.Ce.R. Aeronautica ha finalmente posto la questione costituzionale essenziale, a proposito della riforma della Difesa imposta al Parlamento dall’ammiraglio Giampaolo Di Paola. Finora s’erano uditi inutili lamenti.

I tre miliardi di euro da dedicare all’investimento in nuovi sistemi d’arma sono stati gabellati nell’audizione parlamentare dell’ammiraglio quasi come un’esigenza del processo di integrazione dell’Unione Europea. In realtà egli sa molto bene che né Francia, né Germania, né Gran Bretagna hanno intenzione di integrare alcunché dei propri apparati di difesa, mantenendo sotto stretto controllo governativo i propri strumenti militari. Tutt’al più integrano i comandi, dove siamo caudatari.

Delibera del Co.Ce.R. Aeronautica (clicca per ingrandire)

Il Co.Ce.R. addita quindi un dettaglio di centrale importanza, quantunque passato  sotto silenzio nel dormitorio parlamentare e sulla strafatta stampa nazionale: questo governo tecnico ha la legittimità per stravolgere lo strumento di difesa italiano? È del tutto evidente, anche a chi non ha mai letto la Costituzione – alla quale i militari hanno giurato fedeltà – che un governo tecnico, privo della legittimità fondamentale proveniente dalla investitura elettorale, può mettere mano ma non stravolgere i cardini della sovranità nazionale. Glielo lasciano fare in economia, sembra quindi del tutto naturale farlo con la Difesa. La dignità nazionale tuttavia non lo consentirebbe, nell’uno e nell’altro caso.

Coloro i quali storcono il musetto davanti al richiamo della sovranità nazionale – aborrita da Attilio Spinelli con la benedizione di Winston Churchill – si domandino se dal dopo guerra a oggi lo stato nazionale francese, inglese o tedesco sia mai stato messo in discussione. Qualcuno ha forse detto che con l’Unione Europea in piedi, la presenza della Gran Bretagna a Gibilterra è un oltraggio all’Unione e alla Spagna? Qualcun altro ha forse proposto un referendum per la Corsica a simiglianza delle cure offerte alle autonomie balcaniche? Anzi, nell’imminenza della Unione europea e della epifania dell’Euro si sentì l’urgenza di spaccare la Serbia e riunificare la nazione tedesca. Due eventi contraddittori, visto che nessuno ha mai spiegato perché nella UE – nonostante le aborrite sovranità nazionali – dovesse entrare per forza una Germania invece di due. Chissà poi perché solo le nazioni Italiana, Spagnola e Greca traballano pericolosamente e col plauso dei degli amici banchieri di questo governo e del suo ministro della Difesa, con la manifesta impotenza delle istituziuoni militari che sarebbero preposte alla difesa degli interessi nazionali.

Il tradimento degli interessi nazionali è portato, da un lato, ingrassando iniziative industriali dispendiose e inutili, dall’altro svuotando il sistema di difesa per renderlo apparentemente integrabile, in realtà dimensionandolo e disegnandolo al fine di sottrarlo al controllo parlamentare.

Il bombardamento di Belgrado da parte dei nostri aerei senza il voto del Parlamento avrebbe dovuto fare insorgere l’Aeronautica ben quattordici anni fa.

C’è una continuità tra quella Caporetto politico militare e l’odierna mortificazione dei militari, dal vertice della Difesa e dalle stanze di governo, per mano di quei gruppi di potere che imposero la guerra in Bosnia e fecero pagare in contanti all’Italia sia la riunificazione tedesca che la stessa guerra balcanica.

Oggi quel sistema, mentre consente il lusso di due portaerei – come nessun paese europeo si permette – allo stesso tempo butta nel precariato  il personale militare.

Tali questioni sono troppo alte per un Co.Ce.R.? Certamente, fin quando la grande maggioranza di militari saranno, com’è ora, anime morte, fino a ieri desiderose d’essere equiparate al personale civile, oggi stupefatte, scoprendosi su una china ben più ripida e pericolosa di quella dei travet.

Alla fine della giostra, su milioni di impiegati civili, ne vanno via poche migliaia, mentre si dimezza il personale militare senza alcuna garanzia e senza alcun compenso, esattamente come avrebbe voluto madame Fornerochiagneefutt.

La fornerizzazione dei militari s’accompagna alla invarianza, anzi alla crescita della spesa pubblica – vedasi il naufragio della riforma delle province – mentre si blatera di ristrutturazione della spesa militare che, proprio nel comparto difesa e sicurezza, si potrebbe ottenere: 1) disfacendosi della seconda, inutile e insostenibile portaerei, 2)unificando oltre che dimezzando le flotte aeree e navali delle innumerevoli polizie italiane; 3)transitando nella magistratura comune tutta la costosissima baracca della magistratura militare. Questi provvedimenti possono farsi immediatamente, se solo si vuole.

In attesa che il Parlamento rammenti di essere sovrano, incoraggiamo questo Co.Ce.R. anche se la presa di posizione ci pare alquanto tardiva e asfittica rispetto agli eventi, mentre manca soprattutto la voce dei generali di vertice, con rare eccezioni, da tempo più preoccupati del loro futuro che di quello dell’Istituzione. Al più son buoni a scribacchiare una volta raggiunta la desiderata pensione.

Il Co.Ce.R. farebbe una buona cosa, per cominciare, se scoraggiasse il reclutamento, mettendo sull’avviso i giovani, avvertendoli che questo Stato non onora il contratto stipulato al momento dell’arruolamento; spiegando loro che vanno verso un precariato più buio che nella rimanente P.A., spiegandolo a tutti i giovani che si presentano per gli esami di concorso, ovunque e a qualunque ruolo aspirino. Ma non lo faranno…

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

4 risposte a Militari fornerizzati e sovranita’ nazionale

  1. Roberto Buffagni dice:

    Segnalo questo intervento del contrammiraglio F Jourdier, dal titolo eloquente “Il faut dissoudre l’OTAN”.
    http://www.legrandsoir.info/il-faut-dissoudre-l-otan-revue-defense-nationale.html

  2. Roberto Buffagni dice:

    Caro Generale Laporta,
    la ringrazio per questo articolo. E’ un bel sollievo (sempre pù raro) sentir dire la verità. Frasi come questa: “Il bombardamento di Belgrado da parte dei nostri aerei senza il voto del Parlamento avrebbe dovuto fare insorgere l’Aeronautica ben quattordici anni fa.” si dovrebbero dire in tutte le scuole (e le accademie militari) d’Italia.
    Soprattutto, le forze armate, che sono l’ultima e la prima linea di difesa dello Stato e della nazione, dovrebbero trarne le conseguenze, logiche e politiche, e dovrebbero alzare la voce. Non mi fraintenda, non penso a nulla di illegale, per carità. Dico soltanto: alzare la voce, dire la verità. Possibile che nessuno, fra gli alti gradi, abbia il coraggio morale di dire le cose come stanno e rischiarne le conseguenze, che sono, in fin dei conti, molto meno serie di quelle che affronta l’ultimo soldato italiano spedito in giro per il mondo a a far la guerra pacifica per conto terzi?

    • Difendere la Costituzione è l’atto più legale che vi sia; non di meno esso potrebbe essere considerato l’atto più illegale che un militare possa compiere, a dispetto del suo giuramento, proprio da quanti la Costituzione hanno calpestano da molti decenni.
      A ognuno il suo.
      Mi stia bene.
      Si legga ora la storia di Pino LoPporto e quella di Dalla Chiesa che sono ancora più interessanti.

  3. Pesciaioli Giuseppe dice:

    Ho letto il suo articolo che condivido in grande parte. Ha proprio ragione quando afferma che un governo dai connotati tecnici della ordinaria amministrazione è andato ben oltre quello che gli sarebbe consentito con il bene placido di una “mandria di politici” che bovinamente hanno avvallato quella che in una semplicissima quanto banalissima democrazia avrebbe fatto sussultare anche il più impprovvido cittadino. E il capo dello stato? Cosa vogliamo dire di questa figura che il nostro ordinamento individua come capo supremo delle ff.aa.? Delegando un governo che non aveva la legittimità popolare, non solo non ha posto vincoli sulle pretese di un Ministro della Difesa che a mio modo ha addirittura stravolto non solo il criterio di difesa nazionale dal punto di vista di sistema militare di coordinamento con il resto d’Europa ma, e ancor più grave, ha addirittura stravolto quello che la costituzione definisce il principale compito delle ff.aa., ovvero difendere il suolo nazionale. Infatti le commesse di portaerei e di caccia bombardieri ipotizzano scenari di utilizzo delle forze armate che sono l’offesa e non la difesa. Gli f35 sono caccia bombardieri e non caccia intercettori e le portaerei sono mezzi di offesa che sono inutili nel contesto di difesa del suolo nazionale, semmai di spostamento di una capacità di fuoco lontana dai confini patri. Insomma credo che la riforma del Ministro Di Paola va nella direzione di ingrassare finmeccanica, garantire ai vertici militari future consulenza in ambito privato, avvallare l’idea espansionistica degli stati uniti (nel termine dell’egemonia economica del dollaro anche a discapito dell’euro) il tutto sostenendo la riforma Fornero in modo tale da riscuotere il consenso da parte dell’opinione pubblica, ignara della trama meschina a cui soggiace. In tutto ciò il silenzio dei vertici militari è assordante, quello del Presidente della Repubblica inquietante, e il voto dei politici una conferma che la politica è altrove. Che dire, siamo nelle mani di quello che il metternich definì la più potente arma dal congresso di vienna in poi, l’uso strumentale dell’opinione pubblica, ovvero nessuno ha mosso un dito a difesa dell’interesse nazionale, patriottico direi e le truppe sono disarmate di fronte a cotanta spudoratezza in quanto non hanno nessun strumento che gli consente di contrastare questa egemonia gerarchica e verticistica sia militare, sia istituzionale e sia della mancanza di politica. Comunque a nome mio e dei miei colleghi la ringrazio per aver centrato un tema….e non essere andato a codazzo del gregge. E voglio scomodare Seneca citandolo.”Chi segue la massa non la supererà mai” per affermare che la massa è la miglior arma di difesa degli stolti.

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