Elezioni, vince il non voto, di nuovo

NON VOTOQuesto pezzo fu scritto il 26 maggio 2013 per le elezioni europee. Non mi va di ripetermi, rileggetelo se interessa come sono andate le cose anche stavolta.  #nonvotovoi

Le elezioni europee a dispetto della cronaca truccata, hanno un responso limpido: il partito del non voto ha stravinto. Le elezioni regionali non hanno detto niente di nuovo.

La tabella che vedete in questa pagina (cliccare sopra per ingrandirla) fornisce gli esiti delle elezioni coi dati ufficiali del Viminale. Occorre rimanere sui numeri e tenersi lontani dalle suggestioni avvelenate. Sono circa quattro milioni le astensioni (NON VOTO) e le schede nulle e bianche (NeB). Va tuttavia riconosciuto che gli elettori italiani hanno dimostrato di essere entrati nelle elezioni più guardinghi di quanto si potesse supporre.

EUROPEE 2014Il non voto esce trionfante da queste elezioni ma non ha ovviamente alcuna possibilità di modificare l’andazzo, a meno che un nuovo soggetto politico si faccia strada, nella consapevolezza che anche quanti hanno votato non sono disponibili a firmare cambiali in bianco a Matteo Renzi, così come tanti hanno stracciato cammin facendo quelle sottoscritte troppo presto a Beppe Grillo.

Osserviamo gli aspetti salienti della situazione dopo queste elezioni.

Primo. E’ vero che il movimento di Beppe Grillo ha perso? Non è vero: non è una semplice sconfitta, ma una Caporetto catastrofica. Dagli esiti di queste elezioni non si risolleverà accusando l’elettorato, come sta facendo in queste ore, di non averlo capito e di essere in mano ai pensionati. I pensionati da oggi sanno – se non se n’erano accorti – che Grillo è un nemico, e sarà difficile che lo dimentichino.

Secondo. Tutti i modelli di sondaggio per le elezioni vanno rivisti perché le cifre che circolavano alla vigilia erano ben differenti e tali da dare la tarantola a tutti meno che a Grillo, il quale invece la tarantola la sente ora inaspettatamente.

Terzo. Accade per Matteo Renzi quello che accadde per Berlusconi: quanti lo votano fra i moderati non sempre, anzi quasi mai sono disposti ad ammetterlo. Hanno vergogna d’aver trovato allettanti gli 80 euro? Mistero. Il fatto è che una valanga così non la prevedevano né Renzi né i suoi sondaggisti.

Quarto. Il 40 per cento di voti per Renzi è il 40 per cento di metà dell’elettorato. D’accordo, così il 20 per cento di M5S si dimezza sua volta, e così per tutti gli altri, lasciando intatte le reciproche proporzioni. È vero, ma fra astensionisti – 21. 671.205 di elettori – e schede nulle o non valide – 1.542.352 elettori – abbiamo 23.213.557 elettori non rappresentati cioè oltre il doppio degli 11.203.231 voti incassati da Renzi.

Quinto. Il difetto di rappresentatività non dà l’insonnia né al Quirinale né agli altri Palazzi. Anzi, se ne fregano e hanno messo le cose in modo che gli alto atesini abbiano un seggio al parlamento europeo nonostante uno striminzito 0,5 per cento, fregando venti milioni di elettori italiani che non avranno un proprio parlamentare.

Sesto. Queste elezioni, con l’attitudine dimostrata dall’elettorato a votare senza curarsi delle previsioni, mettono sul capo di Renzi una spada di Damocle: se altri avranno una proposta politica più convincente dell’infido fiorentino, alle prossime politiche si potrebbero vedere delle sorprese.

Settimo. Adesso vogliamo vedere i fatti. Renzi ha promesso che l’Italia cambia l’Europa, ebbene Renzi non scherzi con questa promessa, potrebbe costargli più caro di quanto possa immaginare.

Ottavo. È definitivo: Berlusconi non è più un leader e non ha alcuna possibilità di risollevarsi, continuando a menare il torrone coi comunisti, coi magistrati e coi magistrati comunisti. Se non ha ancora capito in che agone è sceso, è ora che si faccia da parte. Peggio di lui c’è solo Mario Monti e i suoi disfatti seguaci più o meno fedeli.

Nono. Beppe Grillo ha dimostrato – se ce n’era bisogno – che la rivoluzione non si fa con feisbuc, tuitte e ueb, tutte cazzate, utili solo a vociare come al bar. La conquista delle piazze, come s’è visto a Tripoli a Kiev e a Odessa, è tuttora l’unica strada. (a proposito, della strage di Odessa non parla nessuno?) Finito il casaleggismo, se la politica fallisce ancora, molti potrebbero ricordarsi di Tripoli, Kiev e Odessa.

Decimo. La Lega grida vittoria e a giudicare dalla condizione dei rimanenti sembra avere ragione. Resta tuttavia un fatto, anzi tre. Innanzi tutto le offese volgari e becere di Bossi & C.  ai meridionali non sono e non possono essere dimenticate, come questo possa avvenire è un problema della Lega, se non vuole rimanere il partito provinciale che è. In secondo luogo, alzare la voce contro le tasse e contro le speculazioni buoniste sui clandestini, alza i voti, come si è visto, ma è di breve respiro se non si ha un programma a tutto tondo. Infine, chi va al governo vince al Sud o non vince. I meridionali imbecilli finora hanno votato quello che passava il convento, persino quelli che gli hanno portato via denari e posti di lavoro, come Vincenzo Visco, Giulio Tremonti e Mario Monti. Non vi sarebbe motivo dunque di disperare per la Lega, ma così si torna al primo punto della lista, non si scappa.

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

3 risposte a Elezioni, vince il non voto, di nuovo

  1. Francesco Caroli dice:

    I meridionali imbecilli non hanno votato quello che passava il convento. Per venti anni i meridionali imbecilli hanno votato Silvio Berlusconi e la coalizione di cui era il capo indiscusso, un personaggio che ha portato un grande Paese allo sfacelo, facendoci vergognare di essere italiani e coprendoci di ridicolo agli occhi del mondo. Dell’allegra brigata, come è noto, faceva parte la Lega i cui principali esponenti – quattro ubriaconi scappati dall’osteria – sedevano nei banchi del Governo tirando palate di cacca contro il Sud grazie al voto dei meridionali imbecilli (mai aggettivo fu più pertinente). Così, tanto per puntualizzare e per non dimenticare.

  2. Enrico Ceotto dice:

    Analisi lucida e condivisibile. Aggiungo qualche dettaglio sulla Regione Emilia Romagna, dove vivo. Anche qui affluenza molto bassa, ma i partiti se ne fregano. Il PD scende per la prima volta sotto la soglia del 50%, ma conserva il suo monopolio. Forza Italia scende all’8 per cento, un vero tracollo. La Lega invece sfiora il 20%. A mio parere questa è l’espressione del voto di protesta delle classi meno abbienti, che subiscono direttamente le conseguenze negative della immigrazione incontrollata, senza alcuna strategia atta a gestirla. Insomma, il buonismo del PD nei confronti degli immigrati rende più difficile la vita delle classi meno abbienti, quelle che detto partito dovrebbe in teoria tutelare maggiormente. Insomma, riempire appartamenti di periferia di immigrati sbarcati a Lampedusa non è affatto una soluzione del problema, ma piuttosto una miccia che rischia di fare esplodere il malcontento delle classi meno abbienti, già stremate dalle tasse.

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