EBOLA, USA chiusi. E l’Italia?

ebolaLa Liberia è il paese più colpito da Ebola. Come si sta spalmando il rischio negli USA, in Europa, in Cina e in Italia? #ebolaitalia

La Cina ha avuto l’anno scorso un interscambio di oltre 5miliardi di dollari, cioè dieci volte di più degli Usa. Da quando Ebola impazza molto sta tuttavia cambiando nell’import cinese dall’Africa, finora una vera e propria riserva di materie prime, terre rare e energia per il gigante asiatico.
Le importazioni della Cina dai paesi vittime di Ebola stanno calando a vista d’occhio, così come gli impegni delle compagnie cinesi in Africa. Un progetto da 80 milioni di dollari, finanziato dalla Banca mondiale e affidato al “ China Henan International Cooperation Group” è fermo perché le maestranze cinesi sono state ritirate senza troppe spiegazioni fin da agosto.
Le evacuazioni dall’Africa non sono ufficialmente annunciate dalla Cina, ma gli osservatori internazionali stimano presenze dimezzate e in calo nei paesi di Ebola.
Il problema non tocca solo la Cina o l’Africa, ma ovviamente il mondo intero. L’Europa e in particolare l’Italia patiscono un’informazione molto carente. Le misure di emergenza, se ci sono, sono monopolio di pochi addetti ai lavori. In tal modo qualunque situazione di allarme rischia di scatenare il panico anche se immotivata; se invece avesse fondamento il rischio di incapacità di reagire è molto concreto.
Il governo americano consente l’ingresso solo in cinque aeroporti[1] a quanti arrivano dai paesi di Ebola (Liberia, Sierra Leone e Guinea). Questa è solo una delle misure pubblicizzate. Ad ogni aeroporto corrisponde una struttura di diagnosi e cura, ben individuata e attrezzata. Ogni persona che sia sospettabile di infezione secondo un preciso protocollo, di fatto perde la libertà – esattamente come fosse stata condannata da un tribunale federale – per essere affidata a strutture sanitarie attrezzate e predeterminate, zona per zona. In questo quadro ciascuno Stato federale ha messo in piedi misure coordinate con quelle statali.
La decisione di isolare nelle basi oltremare i militari statunitensi, provenienti dalle zone a rischio Ebola (la caserma Dal Molin di Vicenza è un esempio noto), descrive abbastanza compiutamente la volontà della Homeland Security di tenere i rischi Ebola fuori dal territorio statunitense e piuttosto spanderli nel resto del mondo. È un modo come un altro d’annacquare il rischio vantaggiosamente per i cittadini all’interno degli Usa. L’Italia e l’Europa dovrebbero rispondere alle misure statunitensi e al rischio oggettivo di diffusione della pandemia con contromisure adeguate e mirate. Non è così, come si può osservare, col passare dei giorni, delle settimane, dei mesi.
Nonostante lo zelo delle autorità statunitensi, le misure anti Ebola non sembrano soddisfare i cittadini USA.
Alla vigilia delle elezioni di medio termine, clamorosamente perdute dall’amministrazione Obama, la CNN ha diffuso un sondaggio molto rassicurante. Solo il 45% degli americani, secondo la CNN, era insoddisfatto, poco, molto o moltissimo, per la politica di Obama su Ebola. Tutti gli altri indici, diffusi dalla CNN, circa le opinioni degli statunitensi sull’emergenza Ebola, parevano rassicuranti per Obama.
Le bugie, come sempre, sono ben costruite su quanto avviene prima, per poi svelarsi a causa di quanto non si poteva prevedere. Per le elezioni di medio termine, lo stesso sondaggio della CNN assicurava che “solo” il 36% degli americani si diceva convinto che Ebola sarebbe stato “estremamente importante” per il loro voto. A giudicare da com’è andata, i preoccupati e gli insoddisfatti sono alquanto più numerosi. Fra parentesi, insoddisfatti pure per le gentili distrazioni di Obama verso l’ISIS.
Nel prossimo numero vedremo perché l’Italia corre rischi acuti e potenzialmente incontrollabili.

[1] John F. Kennedy International in New York, O’Hare International in Chicago, Hartsfield-Jackson Atlanta International, Washington Dulles International  vicino  Washington, D.C. e Newark Liberty International a New York

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

3 risposte a EBOLA, USA chiusi. E l’Italia?

  1. Vatte Lappesca dice:

    Salve, io non credo neppure che esistano le malattie trasmissibili! Per me sono tutte balle. Le malattie sono causate dalle tossicità. Ebola è una bufala, così come tutto il resto. Non parliamo dei vaccini. La maggior parte (se non tutto) di quello che ci insegnano o dicono, è falso. Buona giornata a tutti

  2. oscar dice:

    EBOLA????
    Bhoo, …. penso sia tutto finito.
    Un ballon d’essai?
    Negli ultimi 10 giorni nessuno ne parla più. Né stampa, né TV, … neanche un accenno al Bar. NESSUNO!
    Occhio! Quando i furboni del quarto potere buttano sabbia sul fuoco, occorre stare in campana di brutto.
    Fai bene a presidiare la faccenda.

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