Charlie Ebdo: il laicismo fa strage

Effetto Charlie Ebdo: la Francia vittima di se stessa, del proprio laicismo relativista.

Trovandole blasfeme, un lettore ha chiesto che fossero rimosse le immagini inizialmente inserite, come esempio delle copertine di Charlie Ebdo. Le togliamo volentieri. Quanti vogliano vederle clicchino su questi tre pulsanti    

La folla oceanica per Charlie Ebdo non inganni. Fa comodo agli epigoni dei partiti di massa, tutt’uno coi reazionari, dare a intendere che il numero fa Diritto. Ancora una volta invece sperimentano quanto la Forza organizzata pesi ben più del numero.
Parigi non da ora oltraggia le piazze altrui: vedi Tripoli, Tunisi, Il Cairo, Baghdad, Damasco… Le oltraggiò col braccio militare e con la dea matita di Charlie Ebdo: «Massacro in Egitto. Il Corano è merda: non ripara dai proiettili» commentò nel 2011 Charlie Ebdo «Maometto sopraffatto dagli integralisti: è duro essere amati dai coglioni».
Gli hanno sparato in faccia a Charlie Ebdo e alla Francia. Peccato, per loro e per i loro cari. Qual è la differenza tra un missile sparato da un drone da 16mila metri e sparare una raffica su un inerme? Sorvoliamo. Pare tuttavia opportuno offrire agli assalitori la medesima comprensione usata dalla Cassazione al pakistano che voleva scannare la figlia perché andava a letto col fidanzato italiano: «Per quanto i motivi che hanno mosso l’imputato non siano assolutamente condivisibili nella moderna società occidentale – scrisse la Suprema Corte nella sentenza 51059 – gli stessi non possono essere definiti futili, non potendosi definire né lieve né banale la spinta che ha mosso l’imputato ad agire». Una motivazione alta dunque, illuminata da una discriminante antropologica per cui la legge va in un verso per il ragioniere di Forlì e nel verso opposto per il pakistano. Superfluo dunque meravigliarsi se un paio di correligionari sparano in faccia a chi scrive “il Corano è merda”, un oltraggio certo più grave di “tua figlia scopa con un italiano”. Tu offendi il mio onore, io ti scanno; tu offendi la mia religione, io ti sparo. Motivazioni non futili, secondo la Cassazione, dunque maieuticamente efficaci per stimolare l’emulazione.

Fra i due milioni di marciatori parigini e tra le prefiche nostrane troppi si disperano vedendo gli assalitori niente affatto intenzionati a sfogare le frustrazioni solo sulle mogli, sulle figlie o sui poliziotti (non più obiettivo principale, come fecero le Brigate Rosse), bensì andando addosso alla stampa, proprio quella soi disant “satirica” – aggettivo circonfuso di sacralità – vocata e delegata a distruggere moralmente l’avversario fino al punto di renderne inopportuna la morte fisica. Inopportuna non perché immorale (La morale? Guai evocarla!), bensì superflua: ti ho ucciso moralmente, dunque tu non esisti più con la tua dignità, coi tuoi valori e dunque con la tua vita. È un imporsi più cinico e spietato del padrone sullo schiavo, oltraggiato solo occasionalmente, poiché il padrone domina senza interesse a uccidere moralmente chi lavora per lui.
Parigi ha una pretesa paradossale: venite, lavorate per noi, tuttavia plaudendo chi dica “il Corano è merda”. Così stupiscono perché gli sparano.
In precedenza stupivano perché gli algerini non perdonano tuttora i parà francesi che bruciavano con la fiamma ossidrica le gambe delle bambine davanti ai genitori per obbligarli a tradire.
«Il male divora se stesso» disse il grande Giovanni Paolo II. La faccenda parigina riguarda laicisti, atlantisti e occasionalmente i mussulmani. Per i cattolici non muta nulla, sono stati massacrati prima – come ricorda Renato Farina su Il Giornale – continueranno a essere massacrati nel silenzio e nella disattenzione degli stessi che oggi si stracciano le vesti nel sinedrio.
È un collasso culturale. Quanti chiesero la galera per Daniele Luttazzi e l’ostracismo per Enzo Biagi, adesso invocano libertà di satira per gli assassini morali dei mussulmani e (ricordiamolo senza acrimonia) dei cattolici.
I liberticidi, con la biacca omosessuale e gender, predicano libertà dai medesimi pulpiti imbrattati dalle loro sozzure.
Quanti tuonano contro l’immigrazione, spiegano la violenza con gli sbarchi inarrestabili. Idiozie. Come dimostrano i fatti, il primo esito è la corruzione, virulenta fra quanti caldeggiano gli sbarchi, corruzione che non risparmia nessuna istituzione, laica o religiosa che sia.

Parigi è vittima del suo laicismo, del suo mito della Marianna, prostituta vecchia e malata, neppure riciclabile come maîtresse à penser. Ci dispiace per le vittime, per tutte le vittime. Occorre tuttavia riconoscere che la contiguità col Potere non sempre favorisce una visione onesta delle proprie azioni e delle proprie vignette.

La violenza parigina è l’esito prevedibile di aprire le frontiere e, allo stesso tempo, pretendere d’oltraggiare impunemente le corde più profonde dei nuovi arrivati, graditi o meno che siano. Sono esseri umani con pieno diritto a essere rispettati?
I laicisti amano ripetere che le guerre scoppiano a causa delle religioni monoteiste. Dimenticano quante guerre vennero dalla Rivoluzione Francese e i milioni di morti del premio Nobel per la pace, Hussein Barak Obama. Il laicismo – non il fondamentalismo, come sostiene un gesuita – è da sempre il nemico della pace.
Non mette conto sollevare la questione degli ebrei morti, le vere vittime incolpevoli di questa tragedia. Né loro né i poliziotti sarebbero morti se il laicismo non avesse sparso odio a piene mani. D’altronde il laicismo, padre adulterino dell’affarismo, non è secondario sin dai tempi della Shoah (e ancora prima) a fare degli ebrei un capro espiatorio, capro espiatorio come i mussulmani, i cattolici, i rom, i democristiani, i fascisti, i comunisti e chiunque si frapponga.
Parigi è vittima del suo laicismo, del suo mito della Marianna, prostituta vecchia e malata, neppure riciclabile come maîtresse à penser. Ci dispiace per le vittime, per tutte le vittime. Occorre tuttavia riconoscere che la contiguità col Potere non sempre favorisce una visione onesta delle proprie azioni e delle proprie vignette.

Charlie Ebdo non oserà più scrivere «Il Corano è merda», tutt’al più oltraggerà la Divina Trinità, tanto non la difende nessuno, come s’è visto, neppure il Vicario.

Facciamo una scommessa coi lettori: Charlie Ebdo non oserà più scrivere «Il Corano è merda». Il loro dopo tutto non era un alto esercizio morale per il quale si è disposti a morire, come i martiri per la propria fede. Era solo l’esercizio d’un dominio pieno e incontrollato, tuttavia proconsolare di para intellettuali servi, inebriati dal Potere, quello sceso in piazza al funerale di se stesso, in prima fila, l’uno sotto braccio all’altro. Un’illusione senza speranza davanti a un fatto incontrovertibile: il Potere davanti alla Forza arretra. Sicché Charlie Ebdo non oserà più scrivere «Il Corano è merda», Charlie Ebdo tutt’al più oltraggerà la Divina Trinità, tanto non la difende nessuno, come s’è visto, neppure il Vicario. Lezione data, lezione appresa, a caro prezzo per tutti e forse, Dio non voglia, troppo tardi.

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

10 risposte a Charlie Ebdo: il laicismo fa strage

  1. oscar dice:

    Quante cose, Piero. sicuramente una interessante carrellata. Tutto vero! Ma, mi sono perso.
    Non credo che per esaminare un problema sia utile sempre e comunque rispolverare frammenti di passato, i se, i ma. Pensi che da Neanderthal in poi l’umanità sia progredita? Se ne sei convinto devi anche ammettere che l’ha fatto con piccoli passi e spesso camminando sbilenco. Se vogliamo venir fuori dal ciarpame mediatico e dalla paccottiglia stampata di politici, giornalisti, opinionisti e filosofi dell’ultima ora, occorre stabilire dei confini, dei paletti al nostro ragionamento. Altrimenti, il rischio è che non si vada a chiudere nessun paradigma, che non si approdi da nessuna parte (non che sia indispensabile …).
    Dimentichiamo cosa hanno fatto i crociati? E l’inquisizione? Chi può negare che il califfato di Cordova a cavallo dell’anno mille fu faro di arte e scienza nella penisola Iberica? Tuttavia, in seguito, fu il cristianesimo il brodo di coltura della civiltà moderna. Questi sono fatti non è relativismo. Dalla presa della Bastiglia, la Francia ha abolito la blasfemia e così il pensiero occidentale si è vieppiù conformato a principi di laicità. Questo è un paletto, un punto fermo! Su questo penso che nessuno spirito libero abbia voglia di tornare indietro, sia ateo o credente di qualsivoglia religione.
    Approcciare i problemi economici, politici, giuridici e di convivenza da un punto di vista religioso equivale a preparare sempre un bagno di sangue. La manifestazione di Parigi? Roba da politicanti! Non diversa da quelle scene viste nei paesi islamici dove orde di gente si agita e strilla intorno ad una bandiera o un fantoccio in fiamme a simboleggiare il nemico. Ritengo che la degna risposta di uno stato c.d. civile e laico doveva provenire esclusivamente da comportamenti politici e giuridici, da fatti concludenti. Le manifestazioni oceaniche sono certamente vetrina, tuttavia se anche in minima parte possono servire a catalizzare gli animi, …beh, benvenute anche a loro.

    • Mi sfugge qualcosa. Su mille parole (speriamo non vane) centri la tua risposta solo sulle cinquanta, accennanti al trapassato remoto del ‘700: «I laicisti amano ripetere che le guerre scoppiano a causa delle religioni monoteiste. Dimenticano quante guerre vennero dalla Rivoluzione Francese e i milioni di morti del premio Nobel per la pace, Hussein Barak Obama. Il laicismo – non il fondamentalismo, come sostiene un gesuita – è da sempre il nemico della pace.»
      La continuità fra i 40milioni di morti conseguiti alla Rivoluzione Francese e la montagna di morti delle guerre laiciste avviatesi col l’assalto all’Iraq del 2003, rimarrebbe intatta anche s’io cancellassi il riferimento alla Rivoluzione francese (dieci parole). Il laicismo sta gettando la maschera e – come accadde con le dittature del Novecento – è pronto a qualunque travestimento politico ideologico pur di iniettare veleni nelle coscienze.
      D’altronde non mi aspetto di trovare anche te fra quanti – per graffiare la storia della Chiesa – s’aggrappano al trapassato remoto delle Crociate e dell’Inquisizione (trascurando tuttavia quella protestante, di qua e di là dell’Atlantico, di gran lunga più efferata e prolungata di quella spagnola) trascurando il presente segno di civiltà – con tutti i dissensi che pure ci dividono da Bergoglio – unica luce nel caos dilagante.
      Le mille parole spese non erano tuttavia apologetiche per la mia Chiesa, bensì una riflessione obiettiva sulla virulenza laicista d’imporre la dittatura, nuova e sempre differente dalle precedenti e altrettanto sanguinosa. In questo senso, più degli sciocchi marciatori parigini mi preoccupano i servili applausi proletari a un golpista che abbandona la scena per limiti d’età. Il Signore confonde quanti vuole perdere e il fronte laicista non è poi così compatto.
      Aggiungo una questione che non riguarda te e tuttavia ti si giustappone dagli istanti immediatamente successivi alle raffiche parigine. In troppi vanno soffermandosi – incoraggiati dalla Rete – sui nebulosi aspetti militari piuttosto che su quelli politici. Non per caso ciò accade per tutti gli attentati, almeno dagli anni ’70.
      Il punto è:«È in atto e si rafforza una dittatura sanguinaria: che fare?»

  2. Antonio dice:

    Ottime osservazioni, in larghissima parte condivisibili.
    Che gli integerrimi moralisti riuniti a Parigi passino dalle parole – o se vogliamo dalle passeggiate – ai fatti: erano oltre due milioni, si dice, e con tutti i leaders europei in testa: se ne può fare un consistente esercito da mandare alla guerra santa per difendere “la libertà di espressione”, ossia quella di insultare la Fede degli Umili.
    Si armino e vadano alla guerra, se sono coerenti. Ma non chiedano oro per la patria né vengano a cercare fra le persone di buon senso la loro carne da cannone.

    • Sigmund dice:

      Molto interessante l’idea di far marciare l’esercito che si è formato nelle vie di Parigi con i testa tutti i leader europei per andare a combattere la guerra santa per difendere “la libertà di espressione”.. dovrebbe essere la logica conseguenza di quanto è accaduto nelle strade di Francia, se coloro che hanno aderito alla manifestazione avessero consapevolezza di quello che fanno.

  3. bruno ero dice:

    Si, vabbè, ma quella dei francesi che torturavano le bambine dove l’hai letta?

  4. Enrico Ceotto dice:

    Sintesi istruttiva, ineccepibile: “La violenza parigina è l’esito prevedibile di aprire le frontiere e, allo stesso tempo, pretendere d’oltraggiare impunemente le corde più profonde dei nuovi arrivati, graditi o meno che siano. ”
    Con il senno di poi possiamo affermare che la Francia ha dato prova di imbecillità

  5. Massimo Dal Piaz dice:

    Perfetta fotografia della incapacità di un potere decadente ed affariristico, a contenere le prorompenti esplosioni di rivalsa e di riscatto sociale mascherate da indignazione religiosa.

  6. Fedro dice:

    Pezzo meraviglioso!

  7. Federico Dezzani dice:

    Ma una bella vignetta sullo stato “etnicamente ebraico” di Israele, Charlie Hebdo non la fa???? Ah, già, ma quelli hanno i soldi….in tempi di globalizzazione è molto meglio scatenare i pogrom con i mussulmani che vendono frutta al mercato!

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