Brexit, sette punti fermi mentre tutto cambia

brexit-istock_0Brexit, s’odono stupidaggini a litania. Brexit esige solo decisioni conseguenti. Gli inglesi decidono, noi subiamo: qui è la differenza.

A poche ore dal Brexit nel referendum inglese va calando il vociare di prof, esperti e politologi, i quali, come al solito non hanno azzeccato una previsione, non di meno ci spiegano perché gli inglesi avrebbero sbagliato. Cerchiamo di “leggere” i fatti.

Primo. La speculazione in borsa. Com’era prevedibile l’oscillazione va smorzandosi. La speculazione avrebbe attecchito a prescindere dalle percentuali di sì e no. Brexit, come altre di tal genere, è occasione ghiotta a prescindere dagli esiti. Chi ha capitali, informazioni e sangue freddo compera. Vendono invece quanti hanno poco e sono influenzabili dai prof e dagli esperti ciarlatani. Nonostante tutto la borsa s’adatta cinicamente alla politica, come già accade, d’altronde.
Secondo. La radice del No vincente per Brexit. Il recente viaggio di Obama in Europa per caldeggiare il trattato commerciale TTIP ha chiarito alla vecchia guardia britannica che essi non sono più i proconsoli di Washington in Europa. Sono stati scalzati dalla Germania, dalla signora Angela Merkel. Chiunque conosca, sia pure con approssimazione, quale sia lo stato d’animo della “upper class” britannica verso la Germania, sa che sua maestà Elisabetta non si porrà mai un gradino più giù di frau Merkel. L’ingresso a gamba tesa della regina nell’imminenza del voto (“Datemi tre motivi per restare in Europa…”) ha sorpreso solo quanti non conoscono la storia d’Europa e della Gran Bretagna.
Terzo. Il significato politico del No. La risposta delle urne britanniche equivale, a tre secoli di distanza, a una di dichiarazione di indipendenza, a parti invertite, della Gran Bretagna dagli USA. Nel corso della Guerra Fredda la Gran Bretagna accettò, sotto il suo controllo, una preminenza militare della Germania nel continente europeo, al fine di fronteggiare un verosimile attacco dell’Unione sovietica verso la NATO. L’attacco principale, si sapeva, concerneva proprio la Germania. Fu quindi comprensibile che i generali tedeschi trovassero grande udienza a Washington col consenso di Londra, cui rimase tuttavia il controllo strategico, tanto inconfessato quanto operante. Caduta l’Urss e adottatosi l’Euro, la Germania s’è posta alla testa della UE, col sostegno USA. La Gran Bretagna, posta davanti alla scelta, ha rifiutato.
Quarto. Le conseguenze a medio e lungo periodo. Quanti s’avventurano in previsioni di medio e lungo periodo sono temerari o ciarlatani, se non ambedue. Possono farsi congetture, nessuno può tuttavia prevedere quale sarà fra tre mesi il rapporto di forza fra la Gran Bretagna e l’Unione Europea. Sono troppe le variabili imprevedibili: la forza politica della Merkel dopo Brexit; la capacità del prossimo governo di Londra; le elezioni presidenziali statunitensi… Sono, questi, solo alcuni dei fattori al momento indefiniti che pure peseranno. I prof e gli esperti si mettano l’anima in pace: nulla di quanto accade nelle borse sarà “causa” bensì mera “conseguenza”. Ancora meno conteranno le sbruffonate italiane.
Quinto. I riflessi immediati. Per paradossale che sia, la Gran Bretagna è l’unico paese (ex) Ue che ora può commerciare con la Russia, dopo aver a lungo caldeggiato le sanzioni. È meno paradossale che Londra possa chiudere le frontiere all’immigrazione indiscriminata e riversare sulla Ue le conseguenze. Sarà un esempio che peserà.
Sesto. La sicurezza comune. Solo quanti ignorano la tenace ostilità della Gran Bretagna alla costituzione di una difesa europea, possono presumere che qualcosa sia mutato a Londra. Controllo degli stretti, controllo delle rotte di rifornimento strategico, presenza nel Mediterraneo, con gravitazione su Gibilterra e Suez rimangono punti fermi. C’è tuttavia una novità. Gli USA hanno fallito il tentativo di addomesticare Bagdad, Damasco, Il Cairo, Tripoli. L’esito più percepibile di tale disastro strategico è l’avvicinamento fra Mosca e Tel Aviv, come non era mai accaduto dal 1948. Difficile credere che la Gran Bretagna non ne tenga realisticamente conto. Che cosa farà, nessuno può dirlo ora. Farà qualcosa fuori dagli schemi passati? E’ verosimile.
Settimo. Che cosa cambia per l’Italia dopo Brexit? Nulla in meglio; noi siamo una colonia della Germania e non possiamo decidere il contrario per via politica. La Gran Bretagna si è sfilata dalla UE per via referendaria. L’Italia o accetta di rimanere nella UE, a prescindere dagli umori dei cittadini, oppure deve attendere una rivoluzione nelle piazze, com’è accaduto in Egitto. Non pare un bel risultato per la “Costituzione più bella del mondo” .
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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

9 risposte a Brexit, sette punti fermi mentre tutto cambia

  1. Pino dice:

    Analisi come sempre concreta e realistica. Io, rileggendo i fatti storici moderni, in maniera molto spiccia dico :Gli inglesi sono razza unica. Sono capaci di tutto alla bisogna, anche di grandi sacrifici personali per la propria libertà, anche quando può giovare ad altri popoli ( seconda guerra mondiale). Non fanno mai nulla a caso e/o guidati da semplice emotività Grandi imperialisti in mancanza d’altri, lasciando comunque un valore aggiunto culturale valido per il futuro di quei popoli su cui hanno dominato. Pro Consoli in Europa, quando graditi, di quelli che sembrano i più forti (USA), ma, fatemela passare, sanno rispondere benissimo da stronzi a questi e chi lo é più di loro (Germania e il resto di Europa che conta) i quali vogliono passare come innocenti verginelli quando dell’Europa unita non gliene importa poprio nulla se non per incrementare i propri esclusivi affari.

  2. Renzo Romano dice:

    Ottima analisi, Piero! Condivido tutti e sette i punti. Penso che la Gran Bretagna non sia mai stata parte della cosiddetta “comune cultura europea”: dai pesi e misure alla circolazione a sinistra, dalla valuta alla Chiesa, è stata sempre diversa dalle altre nazioni europee, né ha mai voluto con esse “mescolarsi”. L’adesione all’UE era condizionata da trattamenti di favore; ora, dopo aver perso l’Impero, ha perso anche la carica di Console Onorario di Washington presso Bruxelles. Scelta democratica: adesso via e amici come prima. A proposito di democrazia: la Magna Charta Libertatum ne è un caposaldo; peccato che valga solo all’interno del Paese, perché all’esterno l’Inghilterra è stato il Paese più imperialista d’Europa, dopo Roma. PS per Pierpaolo: Marlborough era un Duca.

  3. L’articolo sembra contraddire se stesso, facendo le previsioni sul futuro che l’articolo stesso attribuisce a ciarlatani!

    Ciarlatano per ciarlatano, quindi, mi avventuro anche io nell’immaginare un nuovo governo inglese che fa L ‘occhietto a Salvini e Le Pen per favorire un’affrancamento da Berlino, forse caldeggiato dagli USA per riproporre, vivadio!, schemi propri europei dopo la follia empatica del secolo breve.

  4. Pierpaolo Piras dice:

    In un mondo così interconnesso le divisioni non conducono a granche’. Il desiderio ,come un po’ per tutti gli isolani, di vedere se stessi da una parte e dall’altra il resto del mondo, non ha mai prodotto successi politici ed economici.
    Non è più in tempo del Commonwelt della regina Vittoria o del Conte di Malborough.
    Oggi devono sudarsela anche i figli di Albione proprio perché siamo tutti in pace ed il libero confronto , politico ed economico, non può risolversi con alcun blietzkrieg.
    Hanno fatto una cavolata e se ne stanno già accorgendo.
    Vedremo in quali tanti modi rientreranno non visti dalla finestrella del bagno di servizio.
    Checche’ se ne dica non possono ne potranno farne a meno.

  5. alessandro gentili dice:

    Bravissimo Piero!
    Sia chiaro. Nessuno di noi ha la sfera di cristallo e nessuno di noi e’ il verbo. Pero’ c’e’ chi esprime considerazioni sensate e chi va a ruota libera. Non vi e’ dubbio che le azioni del Regno Unito tengono sempre conto di legami o implicanze nei rapporti USA-GB. Non puo’ neppure esservi dubbi sul fatto che UK sa cosa e’ l’alta politica e cosa e’ la strategia. Il piu’ grande degli imperi contemporanei puo’ insegnare molto a molti. Non tutto e’ condivisibile ma quando li critichiamo e’ difficile per noi non essere la volpe, quella dell’uva (nondum matura est).
    Insomma, bravi questi british. Noi non possiamo paragonarci con loro; dai tempi del vallo di Adriano, quelli li ci hanno sempre dato dei punti. Anche con la chiesa cattolica si sono messi in proprio! Non ce lo ricordiamo? Insomma, in tema di vaffa, quelli non scherzano.

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