Atene val bene una messa, funebre

Atene http://www.pierolaporta.it/?p=11237Atene, problema risolto? Sì, spalmandone l’insostenibile debito su tutti i membri UE, eccetto Germania e Gran Bretagna

Andiamo ripetendo da tempo che il problema greco è politico non finanziario. Per meglio dire, il problema finanziario di Atene esiste ma prima occorre risolvere il nodo politico.
La forza negoziale di Atene fa perno sulla posizione chiave della Grecia nel Mediterraneo. Questo le consente di giocare su tre tavoli: UE, NATO e Russia. 

OSCAR, esperto di economia e relazioni internazionali, offre “una provocazione”, come la definisce.
La mia proposta? Impugnare presso La Corte internazionale di giustizia, principale organo giudiziario delle Nazioni Unite con sede all’Aia, tutti i trattati come quello di Lisbona, il MES e similari porcate, per violazione del principio “Patto leonino” ex art. 2265 cc. – in sede di trattato internazionale – da parte di Inghilterra, Francia e Germania. Ricordo in proposito che la Corte dirime le dispute fra Stati membri delle Nazioni Unite che hanno accettato la sua giurisdizione. Essa esercita una funzione giurisdizionale riguardo all’applicazione e l’interpretazione del diritto internazionale che deriva anche dalla applicazione dei principi giuridici dei singoli stati firmatari di trattati.
Come ha fatto l’Italia a sottoscrivere clausole UE in contraddizione di quanto disposto nel proprio cc (il MES funziona, cosa aberrante, con i criteri tipici di un c.d’a di una spa)?
Possono essere sottoscritte in sede internazionale norme di natura pattizia e quindi contrattuale, che confliggono con quanto il legislatore nazionale ha ritenuto di dover porre a garanzia dei patti sociali e parasociali nel proprio Paese?
Non penso proprio che la natura privatistica di quanto all’art.2265 c.c. e – di contro – quella pubblicistica dei trattati, possano far passare in second’ordine il principio etico e giuridico che il legislatore italiano ha inteso difendere e quindi mettere a base di una norma specifica, a tal punto da potersi, lo stesso principio, stravolgere ed ammettersi invece in sede di trattati internazionali, ancorché stipulati fra nazioni.
Si potrebbe eccepire una deficienza causale del contratto sociale (il trattato, in questo caso) in quanto i vantaggi delle scelte di politica economica e finanziaria (“gli utili”) sono solo appanaggio di chi ha la maggioranza relativa. Mentre le penalità (“le perdite”) sono suddivise e richieste in modo ineguale dalla Troika nei confronti dei soci di maggioranza (vedi Gran Bretagna e Francia che se ne fregano altamente di ogni pretesa sanzionatoria nei propri riguardi) .
La questione meriterebbe un maggiore approfondimento perché ha un precedente internazionale: l’accordo Israele-Palestinesi è frenato, secondo autorevoli osservatori, proprio perché lo si riteneva viziato di patto leonino.
Comunque, fra Gentiloni e la Mogherini vedrete che qualcosa salterà fuori! Come sta accadendo ai marò.

Se la Grecia attenua o scioglie il legame con l’UE, di conseguenza annacqua quello con la NATO, offrendo alla Russia l’opportunità d’attraccare le sue navi da guerra a Patrasso e incunearsi nella NATO, fra Europa e Turchia.
La guerra balcanica contro la Serbia e il bombardamento sinistro di Belgrado per ordine di Massimo D’Alema accaddero per volontà degli Stati Uniti, al fine di assicurare continuità strategica nella NATO fra il centro Europa e i Dardanelli. La Serbia fu spacciata dai suoi legami con Mosca e dalla miopia dei vertici politici di Belgrado, obnubilati dalla convinzione che la causa dei loro mali fossero le secessioni, mentre erano solo l’effetto. D’altronde a quel tempo la forza della Russia era risibile, incapace del tutto di modificare i rapporti di forza in campo. Basti ricordarne le forze armate allo sbando e il PIL inferiore a quello olandese. Il collasso di Mosca, dato per imminente da una quantità di osservatori, autorevoli ma ignoranti, fu impedito da Putin. Se solo si conosce un minimo di storia russa, si sa che quel popolo dà il meglio di sé quand’è con l’acqua alla gola, un po’ come gli italiani… speriamo sia vero.
L’Italia ha attraversato una situazione analoga nel 1992-1993 e nel 1945-1949. La Gran Bretagna fino all’ultimo cercò di evitare il nostro ingresso nella NATO, alla cui fondazione invece partecipammo nel 1949. Erano convinti non a torto, gli inglesi, d’averci in pugno e poter controllare la Penisola e la Sicilia grazie ai loro agenti e ai loro stretti legami con la mafia e con la cerchia di separatisti che suonavano la musica gradita alla crema dei Gattopardi palermitani. Il lavorio tra costoro era cominciato ben prima dell’8 settembre. D’altro canto la Francia aveva annusato la trappola inglese per controllare il Mediterraneo e pretese la nostra partecipazione alla NATO come precondizione per la propria. Il Piano Marshall fu la soluzione: tutti i paesi che avessero sposato la fedeltà ai canoni atlantici avrebbero ricevuto un aiuto economico in proporzione. Così il controllo, dal Mediterraneo a Trieste e su tutta l’Europa, fu preso dagli USA che pagarono per il piano Marshall. Chi paga la tromba, sceglie la musica, dopo tutto. I trombettieri furono pagati profumatamente ma fu un affare. Per inciso, il ponte sullo stretto di Messina fa venire tuttora l’orticaria a Londra e a Washington proprio perché l’insularità è peculiare ai loro piani: la Sicilia deve rimanere separabile. Berlusconi, poveretto, impegnato a farsi registrare dalle sue girl, a questi dettagli non ci arriva, per non parlare di Antonio Martino il suo stratega in piagiama; ho detto tutto.
Se la Grecia controlla il Mediterraneo orientale e la rotta verso i Dardanelli, l’Italia, a sua volta, è come la banchina d’un porto nel Mediterraneo, separandolo in due specchi, orientale e occidentale, unendo le Alpi all’Africa. Ecco perché Roma e Grecia furono importanti nel piano Marshall. Più ancora lo fu Germania – che ingoiò una montagna di miliardi e non pagò i danni di guerra – perché vitale nello schieramento in Europa centrale contro il Patto di Varsavia. Oggigiorno, se non si rompessero le scatole ai russi per l’Ucraina, la Germania militarmente non conterebbe nulla. La tensione tenuta accesa ad arte in centro Europa pompa invece il peso strategico militare dei nipotini del Terzo Reich. 
Il meccanismo della doppia condivisione (economica e sicurezza) ha funzionato lungo tutta la Guerra Fredda. Poi è arrivato il momento degli imbecilli e degli avidi (qualità complementari).
Nel 1992 è cominciato il disastro. Un ignoto imbecille in qualche stato maggiore anglosassone pensò di ripescare i piani separatisti siculi del 1945, con una variante: la Penisola poteva andare in malora, poiché aveva perso la funzione di retroterra logistico della “Soglia di Gorizia”, cioè della linea di contatto e di combattimento in Italia fra il Patto di Varsavia e la NATO. L’ignoto coglione presunse di soffiare sui focolai autonomisti siciliani – che infatti si riaccesero – per fare della Sicilia una portaerei. Nel mentre questo piano geniale avanzava, gli avvoltoi si lanciarono sul moribondo, l’Italia, riducendolo in agonia grazie al combinato disposto d’un governo complice, un Quirinale latitante, una Banca d’Italia inqualificabile e un club di avidi banditi, capeggiati da un certo Soros e dalle banche tedesche.
Qualcuno forse capì che stavano introducendo il caos senza sapere come governarne gli effetti; la macchina infernale fu fermata; poco a poco riprese a marciare nella giusta direzione. Il guaio però era fatto: in quegli anni nacque il prepotere finanziario che unisce le due sponde atlantiche, condizionandone le politiche. Il processo di cooptazione dei tecnocrati è stato troppo sottovalutato trascurando che né la BCE, né il FMI sanno ragionare in termini geopolitici; commercialisti d’alto livello, convinti che la quadra dei conti sia preminente sugli equilibri politici, anzi sia la madre di tutti gli equilibri. Su Atene hanno sbattuto il muso, quando al Dipartimento di Stato si sono resi conto che cacciando la Grecia la si mandava nelle braccia della Russia; avrebbero fatto sbellicare dal ridere il compagno Stalin.
Un momento prima del disastro in Grecia, hanno infine compreso che il problema di Atene non è ​da ragionieri. Persino l’atlantico D’Alema s’è mosso riconoscendo che il problema di Atene deve essere impostato politicamente e, solo dopo questa unitaria impostazione, avviato al tavolo finanziario.  Sì, certo, problema politico, senza dimenticare tuttavia la necessità di rivedere il complesso dei trattati e l’impostazione del Meccanismo Europeo di Stabilità [vedi la “provocazione” nel riquadro]. Ma proprio quando si riconosce che il problema è politico, non è detto che i costi diventino marginali, tutt’altro. Bisogna quindi decidere quanto investire e le “quote societarie”. Lo si fece per la riunificazione della Germania, eppure non aveva senso. Si disse che il nazionalismo è una iattura e non ha posto nell’Europa che ha voluto la UE. Ebbene, proprio mentre il Patto di Varsavia agonizzava, venendo meno la centralità strategica militare del centro Europa, che bisogno c’era di riunificare la Germania? Sapete com’è… uber alles e alla fine il conto lo ha pagato l’Italia in massima parte, grazie alla speculazione, cui ho accennato.
Ebbene, oggi quanti miliardi di euro valgono la sicurezza dell’Europa, il controllo del Mediterraneo e delle rotte che vi adducono? Molto visto che l’Italia ha impegnato centinaia di miliardi per raddoppiare il tonnellaggio della Marina militare. Quanto sono disposti a pagare gli Stati Uniti e i paesi del centro e nord Europa per godersi il Mediterraneo? Nulla; piuttosto si muovono per conquistarlo a mano armata di speculazione, gli alleati. La domanda d’assunzione di responsabilità agli alleati non è stata formulata a Bruxelles (Mogherini, ma ci fai o ci sei?) Tanto meno le risposte s’udirono da Washington, da Londra o Berlino. «Senza picciuli nun si canta a missa» Senza soldi non si canta la messa, recita la saggezza siciliana. Presto scopriremo che tutt’al più di questo passo si canta la messa funebre, quella per la NATO. Vladimir Putin, che non è un cretino, lo sa bene e ci guata.

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

7 risposte a Atene val bene una messa, funebre

  1. oscar dice:

    I trattati UE, ed in particolare quello di Lisbona (imperante il GOVERNO Prodi / D’Alema ), sono stati sottoscritti dopo che l’intera opinione pubblica europea aveva rigettato la bozza di Costituzione E. perché prevaricatrice delle sovranità dei singoli stati, prima ancora che considerarlo un documento assolutamente idiota, in assenza dell’atto fondante uno Stato Federale. Allora, si decise di somministrare comunque la medicina con un’abile operazione di “packaging” giuridico: non più costituzione ma trattato, come dire che: se non è zuppa è pan bagnato.
    Qualcuno si è forse peritato di valutare il testo di quanto sottoscritto alla luce dei principi fondanti della nostra Costituzione? Oggi si continuano a sottoscrivere, ratificare e rispettare patti stretti con potenze terze nel loro esclusivo interesse commerciale, produttivo, finanziario, economico, militare ecc. ecc. senza che sia stata mai accertata la legittimazione di questo potere di firma. Senza una verifica della delega.
    Certo, un sistema elettorale come il nostro che non prevede il “vincolo di mandato” è completamente disabituato alla verifica delle fonti di legittimazione e di delega del potere stesso, politico e – ancor di più – finanziario. Non dimentichiamo – infatti – che oggi siamo governati da un manipolo di saprofiti che occupano gli scranni del parlamento contro una pronuncia della Corte Costituzionale che ne ha decretato l’illegittimità e sulla base di “larghe intese” che da L sono diventate XL e poi – di recente – XXL con l’apporto di zio Verdini. Certo, sono “intese” ancorché XXL, ma la democrazia dov’è finita?
    Tuttavia, il problema del potere fa capo oggi proprio al principio di legittimazione ad agire in nome del popolo, soprattutto quando una montagna di norme, regolamenti, leggi, trattati e papielli vari ha completamente soffocato ogni rimasuglio di espressine popolare nella gestione della cosa pubblica, come nella difesa del proprio territorio da ogni tipo di aggressione economica e sociale.
    In questo senso, non può essere più accettabile subire le conseguenze di patti leonini. Occorre eccepirne la nullità, contestando la non legittimazione a sottoscrivere da parte di chi l’ha fatto.
    Comunque vada, Tsipras ha dato una bella lezione di democrazia ai nostri ominicchi di governo con il referendum, in verità da pochi compreso nelle sua reale porta politica.

    • C’è un neocolonialismo strisciante i cui riti segreti sono diversi dalle ostentazioni massmediatiche. Un Europa di serie A e una di serie B esistono ab ovo e il fascio di norme che regolano il MES è l’esito d’una mistificazione protrattasi dal Manifesto di Ventotene.

  2. Antonio Spinola dice:

    Veramente interessante e grandioso questo affresco.
    Tuttavia esistono piani nascosti da altri piani e non si potrà mai riuscire a rappresentare la “realtà” oggettiva. Hanno fallito i grandi pensatori di tutti i tempi, quindi, quando sono in grado, mi preoccupo di guardare le cose dal lato più inattuale: quello possibilmente e tradizionalmente “cristiano”.
    La salvezza dell’uomo (non saprei se dell’Umanità) è una luce che si è accesa 2000 anni fa in terre Mediterranee, fissandosi nella Roma dei Cesari e dell’impero fondato sul potere delle armi e del denaro.
    Cristo ci ha avvisati: con Lui o senza di Lui tutto cambia. Una politica “senza Lui” diventa il racconto di un idiota pieno di rumore e furia, per dirla con lo Shakespeare del Macbeth. I Cesari e gli imperi cambiano, ora si spostano a nord, ora a est…: diamo pure a Cesare quel poco che è suo, a patto però di dare a Dio il tutto che è Suo.
    La mera salvezza “economica” delle nazioni è, per sua natura, un gioco con le carte truccate di chi tiene il banco, inutile indignarsi. Preoccupiamoci piuttosto del neo-totalitarismo liberticida cristianofobo ormai dilagante grazie alle politiche “umanitarie” del nuovo impero globale.

  3. Casonato Maurizio dice:

    Buon giorno. L’articolo sopra riportato e’ la realta’ chi viviamo quotidianamente , spesso senza rendercene conto nella vita di tutti i giorni. E’cio’ che sperimento quotidianamente nel luogo dove viviamo e lavoriamo.chi e’piu’forte comanda e determina la realta’. Spesso chi subisce non si rende nemmeno conto.Chi ne e’consapevole si adatta ,dando per scontato che e’ normale.anche perche’convinto che ne convenga. Tutto ha un prezzo tutto si puo’ comperare anche la Liberta’ che siano persone o nazioni .In mancanza di Anime e Di Coscienze tutto si puo’fare. Io continuo a credere negli Esseri Umani che hanno il coraggio di ESSERE UMANI

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