Aereo cade nell’Egeo, Mare del Petrolio e del Metano

tripoliAereo egiziano cade in Mediterraneo, ai limiti dell’Egeo, nel mare di petrolio e metano. 

In attesa di sapere com’è andata (se mai lo sapremo) cerchiamo di esaminare, come al solito, le incongruenze delle notizie date in pasto alla stampa.
L’aereo, partito da Parigi, è “scomparso” dai radar, dicono. In realtà il sistema di controllo dell’aviazione civile non spara segnali radio per raccoglierne l’eco, bensì capta il segnale emesso da un’antenna a bordo dell’aereo, mediante la quale la rete di controllo conosce posizione del velivolo, quota, velocità, ecc.
Questo segnale è scomparso improvvisamente, non prima di aver dato alle torri di controllo greche un’informazione significativa: l’aereo ha fatto una brusca virata prima di sparire.
La brusca virata può essere l’effetto di un’esplosione a bordo, oppure l’esito del tentativo del pilota di scansare qualcosa (Un missile? Un altro aereo? Ambedue?)
È normale che il sistema civile di controllo non possa dare maggiori informazioni per ora e fino a quando non sarà ripescato il relitto o quel che ne rimane e le scatole nere.
Meno normale, molto meno normale è che nessuno dei sistemi militari di controllo del traffico aereo abbia segnalato alcunché di significativo.
Lo specchio di mare nel quale l’aereo è scomparso fronteggia una zona di guerra (Siria), un territorio di crisi (Israele e Palestina), è a poche miglia dalla zona in questo momento più instabile del Mediterraneo (Libia). Questo assicura che occhiuti sistemi di sorveglianza non abbandonano mai, dicesi mai, quel pezzo di mare.
Se tuttavia ancora avete dubbi, ricordate che in quel mare, proprio dove l’aereo è caduto vi sono i giacimenti di gas e petrolio più ricchi del pianeta. Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania hanno incendiato tutto il Mediterraneo per appropriarsi di quei giacimenti. Non è plausibile che non tengano d’occhio quel mare mentre cercano di appropriarsene.

Un “incidente aereo” che svela i giochi

Dispiace per i 66 poveretti incappati nella mala sorte, ma se dobbiamo essere sinceri questo “incidente” è quanto di meglio poteva capitare per comprendere la portata dei ricatti che gravano sul governo di Al Sisi, già colpito due volte: prima con l’aereo russo nei cieli del Sinai, poi con questo partito da Parigi. Colpito pure con l’affare Regeni, ma conta poco o nulla. Tanto poco che noi abbiamo premiato un ambasciatore zelantissimo, che ha messo in allarme l’ambasciata per uno studente scomparso nelle vie de Il Cairo. Lo abbiamo mandato a “difendere” gli interessi statunitensi e a garantire il successo del TTIP a Bruxelles.
In questo scenario, i sistemi militari di controllo aereo, a cominciare da quelli della VI Flotta nel Mare Mediterraneo non hanno visto nulla. Le navi militari di undici nazioni partecipano dal 17 maggio all’esercitazione Phoenix Express 2016. Le undici nazioni partecipanti sono: Italia (toh, che coincidenza) Algeria, Egitto, Grecia, Malta, Mauritania, Marocco, Spagna, Tunisia, Turchia e, ovviamente, Stati Uniti.
Il tema dell’esercitazione verte sulla sicurezza e il controllo nel Mediterraneo.
Non hanno visto nulla. Sicurezza e controllo… non hanno visto nulla. Curioso, vero?
Un osservatore malizioso direbbe che è il terzo messaggio, inviato in poche settimane ad Al Sisi: non dialogare coi russi, non dialogare con gli italiani, non dialogare coi francesi. Con chi altri può dialogare? 
Il generale Khalifa Haftar, capo delle forze armate libiche che rispondono al parlamento di Tobruk, sostenuto da Al Sisi, in queste ore va dichiarando che non riconosce il nascente governo di unità nazionale (Gna) del premier designato Fayez Al Sarraj, né ha tempo da perdere con l’Onu. “Non m’importa nulla delle decisioni del Gna, le sue decisioni sono solo pezzi di carta”.
Un attentato devastante a Il Cairo o a Tobruk non rappresenterebbe una sorpresa per nessuno.
C’è stata un’altra epoca di fervore terroristico. A quel tempo l’Unione Sovietica era viva e vegeta e quindi si potevano rimbalzare le responsabilità da un fronte all’altro senza capirci nulla.
C’è stata un’altra epoca in cui il terrorismo preludeva a una guerra più generale.

Terrorismo? Non è una novità a casa nostra

Accadde nel 1973. A ottobre di quell’anno si verificarono due fatti che avrebbero inciso profondamente sulla vita nazionale così come sulla politica e sull’economia. Cominciamo dal secondo: la guerra dello Yom Kippur, combattuta dal 6 al 24 ottobre 1973, tra Israele e una coalizione composta da Egitto e Siria.
La guerra finì dopo tre settimane. Fu una turpe sceneggiata con morti veri per giungere all’unico risultato strategico che si proponevano USA e URSS: i paesi Arabi appartenenti all’Opec bloccarono le esportazioni di petrolio verso l’Europa fino a gennaio 1975. Questo quadruplicò il costo del greggio, portando valuta fresca nelle casse di Stati Uniti e Unione Sovietica.
Il Dollaro, sganciato dall’oro due anni prima e reso inesigibile, si agganciò al costo del petrolio, non altrimenti acquistabile se non con dollari. Da quel momento ogni guerra o scaramuccia nel Vicino Oriente fece schizzare in alto il valore del barile di greggio e con esso quello dell’unica moneta riconosciuta per gli scambi energetici.
Il governo presieduto da Mariano Rumor nel 1973 varò un piano nazionale di “austerity economica” per il risparmio energetico: no auto la domenica, la fine anticipata dei programmi tivvù, spente le luci stradali e commerciali. Tutto inutile: l’inflazione galoppò su due cifre, il potere d’acquisto degli stipendi si ridusse di due terzi; fu una stagione molto simile a quella corrente. Questo fu il fatto economico.
Ve ne fu un altro, più marcatamente politico, che segnò un’acuta omertà politico criminale: il 3 ottobre 1973, al termine di una visita ufficiale a Sofia (Bulgaria), l’auto su cui viaggiava il segretario generale del Partito Comunista Italiano, Enrico Berlinguer, fu investita da un camion militare. Berlinguer, benché ferito gravemente, si salvò miracolosamente; l’interprete morì; altri due passeggeri (dissidenti del Partito Comunista Bulgaro) rimasero gravemente feriti.
Il fatto fu tenuto segreto e portato alle cronache da Emanuele Macaluso solo nel 1991, benché lo sapesse dal primo istante.
Aldo Moro era ministro degli esteri e fu tenuto all’oscuro di quell’attentato, svelato solo nel 1991 come s’è detto. Macaluso, divenuto nel frattempo direttore dell’Unità, non se ne ricordò neppure all’indomani dell’attentato a Giovanni Paolo II, quando la pista bulgara fu insabbiata – in stretto rito di Yalta – dalla DC di Andreotti-Cossiga- DeMita e dal Pci di Berlinguer.
Dal 1973, da quell’attentato a Sofia iniziò l’isolamento progressivo di Aldo Moro, che sarebbe stato rapito di lì a meno di cinque anni, per essere ucciso, in un quadro di intransigenza politica e di incredibile inefficienza investigativa, ambedue facenti capo alla DC e al Partito Comunista Italiano.
A partire da quegli eventi apparentemente lontani del 1973, la politica italiana, fittiziamente separata in “destra” e “sinitra”, dualismo da capponi manzoniani – è progressivamente genuflessa alla finanza internazionale. Tale subalternità è un dato incontrovertibile dal 2011, mentre si avviava la “Primavera mussulmana” che seguiva lo scoppio della bolla finanziaria statunitense.
In questo scenario colpiscono Al Sisi, che ha mandato via i “Fratelli Mussulmani”, creati dagli inglesi fra le due guerre e adottati dopo l’11 Settembre dai Clinton e da Obama per “esportare” la democrazia.
Conclusione. Hanno colpito ancora una volta l’Egitto. Non è una novità. Hanno colpito la Russia tirandole giù un aereo. Non è una novità e fa chiarezza sulla collocazione di Mosca.
Hanno colpito l’Italia, massacrando uno “studente”. Non contiamo nulla e ce ne faremo una ragione.
Adesso hanno ricolpito la Francia, dopo i due attentati di Parigi. È un grande passo avanti e una certezza: i cani si sbranano fra di loro.
Ci hanno inflitto il terrorismo per venti anni, alimentandolo proteggendolo e dandogli albergo proprio a Parigi. Ora che potrebbero goderne i frutti con la colonizzazione di Carrefour, Auchan, Leclerc, Leroy Merlin e Total Elf, il terrorismo colpisce i francesi.
Spiace per le vittime, non ci dispiace affatto per la Francia e per le sue prostitute nel nostro Palazzo.

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Informazioni su Piero Laporta

Osservate le ambiguità del giornalismo italiano, Piero Laporta dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo, (Ufficio Politica Militare dello Stato Maggiore della Difesa). Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, italiani e non (Libero, Il Tempo, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi, Corriere delle Comunicazioni e Arbiter, Il Mondo). Ha scritto “in Salita, vita di un imprenditore meridionale” ed è coautore di “Mass Media e Fango” con Vincenzo Mastronardi e altri, ed. Leonardo 2015. (leggi qui: goo.gl/CBNYKg) Oggi collabora col quotidiano La Verità. Il suo più spiccato interesse resta tuttavia la comunicazione sul web e le strategie di impresa. Ha fondato il sito http://www.pierolaporta.it per il blog OltreLaNotizia. È cattolico, sposato, ha due figli.

6 risposte a Aereo cade nell’Egeo, Mare del Petrolio e del Metano

  1. oscar dice:

    Bravissimo Piero!
    Grande sintesi.
    Condivido.
    Recentissime: a) la GB non ti sembra un po’ allo sbando?
    b) che ne pensi delle legnate che i francesi stanno dando sul sedere di Hollande? Grande temperamento il popolo francese.
    Mica come noi che basta una Fornero per rovinarci la vita e l’economia. Pensa che questa sarebbe la seconda “abbuffata e paccheri” che les citoyens somministrano al nanerottolo de la patrie, dopo quella per il tentativo (fallito) di introdurre l’aliquota marginale di tassazione sui redditi del 75%. Adesso ci riprova con la settima di 60 ore lavorative e l’abolizione dei ccnl.

    • Questo conflitto francese esige un’osservazione attenta: perché? Che cosa spinge Hollande a cercare un conflitto rischioso? Solo ostinazione? Oppure l’imminenza di un conflitto più ampio che porta necessità di costituire surplus produttivo da accantonare? Altro?

  2. oscar dice:

    Non si può operar il tentativo di una sintesi?
    Sono certo che puoi.
    Una roba tipo: a) la Germania coltiva interessi in Turchia e se ne frega di Israele; b) la Francia vuole la Libia per ovvi motivi e – fottendo fottendo l’Italia qua e là – vuole anche scalzare il bel Paese dall’Egitto dove l’Eni cova accordi importantissimi sullo sfruttamento dei nuovi, immensi, giacimenti di petrolio; c) l’Inghilterra sorveglia Francia e Germania che inciuciano con l’Islam e riferisce a mamma USA (tanto per lei l’osso c’è sempre, brexit o non brexit); d) l’Italia, insieme con Spagna e Grecia faranno quello che possono, cioè niente, briciole per loro ….Devono stare con la coda bassa perché: “l’Europa lo chiede!” (sai la faccenda del debito).
    e) Putin rimane l’unico con le idee chiare sul futuro assetto mediorientale, mentre gli arabi del golfo covano rancori sotto la cenere di cui nessuno da a vedere di essersi accorto (il prezzo del greggio va bene così! Serve a tutti meno che al brasile e al Venezuela); f) la Cina sta a guardare che nessuno gli abbia a pestare i piedi e intanto cerca di consolidare la crescita sulla base di tassi di sviluppo più contenuti come si addice allo sviluppo maturo delle nazioni. Curva sigmoide per la crescita come per l’incremento della popolazione; g) l’America “balla coi lupi” – come sempre – e, come talvolta accade, riesce a farsi male da sola. Questo sul piano militare e della politica estera, perché in economia cerca di consolidare l’occupazione coloniale dell’Europa con il TTP (starà cercando di riscuotere oggi gli interessi sui fondi impiegati nell’allora piano Marshall?) Che preoccupazione il futuro del dollaro.
    Piero la mia è – con tutta evidenza – una provocazione.
    Aspetto di leggere il frutto del tuo impegno, chiaro ed esaustivo come sempre.

    • Credo che si possa fare. Gli elementi da cui partire sono le tendenze strategiche di ciascun attore:
      – USA: imporre il TTIP e impedire a ogni costo (guerra inclusa) la saldatura UE-Russia
      – GERMANIA trarre profitto dalla condizione di “proconsole generale degli USA per la UE”
      – G.BRETAGNA: 1) scalzare a proprio vantaggio la Germania dal ruolo suddetto; 2) usare il Mediterraneo (e i suoi giacimenti) come mare di casa propria
      – FRANCIA: affiancare la Germania e contrastare la G.Bretagna
      – ITALIA: ??? servire tutti

  3. oscar dice:

    Grande lo sforzo di ricondurre ad unità tutta una serie di vicende politiche che hanno connotato gli ultimi 40 anni di storia politica nazionale e non. Tuttavia, caro Piero, evidenzierei qualche punto fermo dei giorni nostri, se questo ci può aiutare a capire e a non perderci nei meandri di una teoria generale delle strategie, che appare difficile da accreditare per un periodo così lungo. Gli stessi autori di queste presunte strategie si sono persi più volte (qualcuno direbbe: si sono “incartati”).
    1) la Turchia è una cosa pericolosissima per l’Europa e per il mondo intero. Stia attente la Germania ….
    2) oggi l’Egitto è un baluardo importante per la difesa degli interessi europei in quell’area.
    3) la Libia ha tutte le carte in regola per diventare come l’Iraq e l’Afghanistan.
    Quello che appare – invece – è che si da addosso ad Al Sisi con ogni mezzo; si corteggia Erdogan oltre ogni merito e ci si allea con i musulmani in Libia.
    Siamo sicuri di sapere abbastanza per decodificare lo scenario complessivo?

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